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Cronaca

DA BAGHDAD AL G20/ Quei politici (occidentali) che stanno con l'Isis

Attentato kamikaze a Baghdad (LaPresse)Attentato kamikaze a Baghdad (LaPresse)

Ci si chiede ad esempio se, in Europa, esista o non esista un'attività diplomatica minimamente coordinata.
L'attentato di Monaco, a ben guardare, è stata una "spia" dello stato di tensione che vive un'intera società. Ieri c'è stato in Germania un altro momento di terrore. A Reutlingen un uomo ha ucciso a colpi di machete per strada una donna e ha ferito altre due persone. L'ossessione sta anche nel particolare sottolineato dalla notizia battuta dall'agenzia: l'episodio si è svolto vicino a un negozio di kebab.
Questo è lo scenario mondiale principale, quello che dovrebbe avere una risposta da una classe dirigente occidentale di prim'ordine e da società compatte, coese per usare un aggettivo alla moda, pronte a sostenere sacrifici.
A che cosa ci troviamo di fronte invece in questi giorni, mentre stanno avvenendo tutti questi avvenimenti drammatici? Arriva dalla lontana Cina, da Chengdu per l'esattezza, la riunione del G20 finanziario che nel suo comunicato finale dice, tra le altre cose, che "bisogna ricorrere a tutti gli strumenti possibili per rilanciare la crescita sotto pressione con la Brexit che ha aggiunto altre incertezze in un'economia globale alle prese con terrorismo e altre sfide". Insomma, il G20 finanziario ci spiega che dopo nove anni, in una situazione mondiale destabilizzata, bisogna cercare gli strumenti per la crescita che è ancora debole e che, dato che sono passati nove anni, arricchisce solo le file dei poveri e dei disoccupati. Presto sapremo (il 12 agosto) tutte le revisioni al ribasso, rispetto alle previsioni di inizio anno, e quali manovre mettere in atto per salvaguardare i conti pubblici e cercare la famosa crescita.
Ora, abbiamo parlato più volte di un collasso mondiale della classe dirigente di molti paesi occidentali, ma che il mondo debba ascoltare le sentenze stabilite da questa "associazione di bancari incapaci" è l'aspetto più inquietante che si potesse immaginare. L'"associazione dei bancari incapaci" prende ogni tanto altri nomi, si rifugia in circoli appartati internazionali, la Trilateral o il Bilderberg, fa convegni e diventa il "partito di Davos", ma con la sua predicazione liberista in nove anni non solo non ha risolto un accidenti di niente, ma sta sgretolando società un tempo compatte. Ora queste società sono sprofondate in diseguaglianze rovinose e vivono condizioni di disagio profondo.
Alcuni dei "bancari" saranno grandi maestri massoni, altri illuminati, altri impareggiabili speculatori di Borsa, ma sostanzialmente sembrano dei deficienti politici che presto saranno inseguiti per strada da folle inferocite.
E' possibile che nessuno si sia reso conto che la campagna elettorale che si sta svolgendo negli Stati Uniti è contrassegnata da segnali di sempre più pesante insofferenza sociale? Può vincere Hilary Clinton, ma lo scontento nel suo stesso Partito democratico, interpretato dall'outsider Bernie Sanders, è la risposta di sinistra che corrisponde alla risposta di destra di Donald Trump all'establishment finanziario di Wall Street, che ha avuto prima e dopo la crisi del 2007 una condotta irresponsabile, banditesca e criminosa.