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DA BAGHDAD AL G20/ Quei politici (occidentali) che stanno con l'Isis

Pubblicazione:lunedì 25 luglio 2016

Attentato kamikaze a Baghdad (LaPresse) Attentato kamikaze a Baghdad (LaPresse)

ATTENTATI A REUTLINGEN, BAGHDAD, KABUL. Questa estate è diventata una macabra sequenza di contabilità. La terza settimana di luglio si è conclusa a Monaco di Baviera con il coprifuoco, ma intanto in altre zone del mondo, non poi tanto lontano da noi, ci sono stati altri due massacri. A Baghdad, un kamikaze terrorista dell'Isis a un checkpoint ha provocato 14 morti e più di 30 feriti. Venerdì a Kabul, in Afghanistan, in pieno giorno nel quartiere Dehmazang, dov'era in corso una manifestazione di migliaia di membri della comunità hazara afghana, etnia di lingua persiana e di religione sciita, sempre kamikaze dell'Isis hanno provocato più di 80 morti e oltre duecento feriti.
Coerente, quasi scontato, con la sua linea, lo scisma wahabita dello stato islamico colpisce alternativamente a occidente e poi nel medio oriente e ancora più in là. Di fronte alla perdita sul terreno della guerra convenzionale, reagisce con rabbia e determinazione con la guerra asimmetrica del terrorismo.
Tanto per ripetere un concetto che forse qualcuno non può o non vuole digerire, esiste uno scisma devastante nell'islam, dove una fazione wahabita intransigente, magari in sintonia anche con gruppi dei Fratelli musulmani, ha dichiarato guerra senza quartiere sia agli occidentali sia ai musulmani che vogliono vivere in pace, cercando forme di convivenza civile e integrazione, magari pure strade di democratizzazione e di laicizzazione progressive. E' difficile addentrarsi in questo mondo sterminato che ha diverse storie nazionali.
Ma sarà bene prendere atto che le famose banlieues occidentali, i disagi di carattere sociale, le forme anche di emarginazione hanno senz'altro un peso, ma che è relativo rispetto a quello che è il nocciolo dell'ideologia dell'Isis. Gli scismatici innanzitutto non vogliono lo Stato laico, impongono la sharia come legge dello Stato, non tollerano che le ragazze vadano a scuola. L'elenco delle proibizioni è lungo.
Qualcuno faccia lo sforzo di leggere attentamente le biografie di questi "soldati" dell'Isis e rimarrà colpito non dal disagio sociale che vivono, ma dall'idea "forte" (per loro) che abbracciano.
E' chiaro o è ancora confuso il concetto? Si riesce, a dispetto di tutte le leggende metropolitane autoconsolatorie che circolano in Occidente, prendere atto di questa realtà o no? Forse ormai il problema è quello di mettere in chiaro rapporti consolidati con alcuni Paesi arabi, giocare a carte scoperte sui traffici "in nero" di armi e petrolio, analizzare la possibilità di un tentativo di soluzione di tregua per tutto il Medio oriente, arrivare a una collaborazione senza doppi sensi.
L'obiettivo è isolare lo scisma, il terrorismo, persino il suo fascino perverso per quelli che forse un tempo venivano chiamati i "dannati della terra", ma gli errori, l'inattività, persino la prudenza nello scambio di informazioni (non si parla ancora di collaborazione nel campo dell'intelligence) sta diventando grottesca.


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