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DA NIZZA A KABUL/ Il "memoriale all'odio" e la Misericordia che vince il male

Pubblicazione:lunedì 25 luglio 2016

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Diceva lo scrittore inglese Graham Greene che "l'odio è una reazione automatica alla paura, perché la paura è umiliante". Di paura, ormai da anni, ma ultimamente in queste settimane dove l'orrore sembra non avere sosta da Nizza a Monaco di Baviera a Kabul, ne abbiamo tutti tanta. Si muore per strada, nei centri commerciali, lungo le passeggiate sul mare, manifestando per avere maggior accesso all'elettricità, come chiedevano innocentemente i manifestanti dilaniati da tre bombe nella capitale afgana. Abbiamo paura e ci sentiamo umiliati perché non avremmo mai pensato di giungere a questo punto, dove la nostra presunzione che ci dava sicurezza, la nostra convinzione di controllare gli eventi, si sta sbriciolando. E allora fa capolino anche tra di noi l'odio, quello che diciamo di voler combattere. 

A Nizza, nel giorno in cui centinaia di persone si sono recate sulla Promenade des Anglais a rendere omaggio alle 84 persone fatte a pezzi da un camion, portando fiori, versando lacrime, inginocchiandosi, è successo qualcosa di apparentemente assurdo. Nel punto in cui il killer è stato ucciso, è comparso spontaneamente "il memoriale dell'odio": la gente si è messa a portare spazzatura di ogni tipo, accumulandola, poi si fermava a sputarci sopra. Con un gesso la scritta "vigliacco". Un gesto di rabbia, certo, ma che speranza può dare un memoriale dell'odio contro l'odio? 

A Nizza tra i morti innocenti anche Mario Casati, 92 anni, un anziano signore cresciuto in Brianza, vissuto in un quartiere di periferia di Milano, benvoluto da tutti quelli che lo avevano incontrato. Era innamorato del mare, tanto che da quando era in pensione passava il suo tempo tra Bordighera e Sanremo e poi convinto da una delle figlie aveva preso una casa a Nizza, città di cui si era innamorato. La sera del 14 luglio era insieme a una sua cara amica, Graziella, quando il camion è spuntato dal buio e li ha investiti, tra i primi a cadere. Lei aveva difficoltà a camminare, lui ha cercato di aiutarla, sacrificandosi insieme a lei. Lui che quella sera avrebbe preferito starsene davanti al mare invece che nel caos della festa.

A Nizza a vedere dove era morto è andata anche la nipote Cecilia, che non ha potuto non notare quella montagnetta di spazzatura, il memoriale dell'odio: "A Nizza sul lungomare ho visto pozze di sangue colmate con tanti fiori. Ad un certo punto nel luogo dove era stato ucciso l'autore della strage ho visto un cumulo di rifiuti e persone che vi sputavano sopra" ha raccontato durante il funerale. "Io lì ho pregato per l'anima di quest'uomo perché il vero desiderio che ho nel cuore è che sia la misericordia a vincere, non il male" ha aggiunto. 


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COMMENTI
25/07/2016 - Da Nizza a Kabul (ALBERTO DELLISANTI)

Per mia sfortuna non ho "frequentato" la musica. Sento tutto il limite di questo fatto, che non ha ovviamente impedito a me (come a chiunque, penso)di avvertire il sommo bene che la musica è. Anche su questo giornale non seguo l'ambito musicale ed io non sapevo che Vites ne fosse esperto. Leggendo Paolo Vites oggi, come in questi giorni tumultuosi ai quattro angoli del mondo (grazie davvero per poterla leggere), comprendo come l'autore non possa non essere anche un profondo conoscitore della musica.

 
25/07/2016 - Rabbia non totalmente ingiustificata (Giuseppe Crippa)

Il miglior modo che avrebbe avuto don Mazzolari di amare suo fratello Giuda sarebbe stato quello di impedirgli ad ogni costo – anche con la forza – di perpetrare il suo tradimento. Per favore non confondiamo la misericordia con un sentimentalismo in fondo rassegnato e sottomesso e quindi non critichiamo troppo chi ha espresso la sua rabbia, a mio avviso esasperata dall’inerzia del potere politico nel reagire a questa situazione.