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GIORNATA MONDIALE GIOVENTU'/ Cosa muove due milioni di giovani verso Cracovia?

Pubblicazione:martedì 26 luglio 2016

Papa Francesco (Lapresse) Papa Francesco (Lapresse)

GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTU' (GMG). Ho ricevuto domenica, dalla mamma di una mia ex alunna, questo messsaggio whatsapp: “Ciao Giulia! Federica sta partendo per la GMG… sono felice e orgogliosa.... ma naturalmente un po'  in ansia… Con la fede però si sfida qualunque paura!”. Che bellezza, ho pensato, poter dire così, dopo giorni come quelli appena trascorsi dove, delle tante vittime che terrorismo e follia hanno seminato - prima in Francia, poi in Germania - molte erano bambini e giovani, alcuni dei quali sotto i vent'anni.  Che cosa dunque, se non la fede (come la mamma stessa di Federica ha dichiarato), può far sentire una donna “felice e orgogliosa” nel vedere la figlia partire per la Giornata mondiale della gioventù che si svolgerà a Cracovia da oggi fino al 31 luglio? 

Senza scivolare nella palude insidiosa dell’ideologia, mi piacerebbe provare a dire perché proprio questa “felicità” e questo “orgoglio” siano profondamente ragionevoli, pur convivendo con l'ansia e la paura di un clima che si respira ormai dovunque. Innanzitutto, voglio fornire un dato che non mi sembra irrilevante: stando alle fonti ufficiali, si prevede per questo evento, una presenza di giovani che oscilla dal milione e mezzo ai due milioni, provenienti da 187 Paesi. Ma che cosa può far muovere un tal numero di ragazzi e ragazze per recarsi a un appuntamento cui, già nel luglio 2013 a Rio erano stati convocati, e al quale papa Francesco li ha nuovamente sollecitati con un messaggio del 15 agosto scorso? 

Per tentare di rispondere, parto dall’osservazione di un amico durante un'assemblea cui ero presente: citava, costui, la nota frase pronunciata da Bin Laden “Noi amiamo la morte molto più di quanto voi amiate la vita” e rilanciava, l'amico, dicendo che una tale affermazione chiama in causa ciascuno costringendolo a chiedersi se davvero ami la vita più di quanto loro non amino la morte. E aggiungeva infine che, a tale domanda, la risposta va data!  E quale risposta più eloquente - protremmo dire - del gesto della GMG per gridare al mondo il proprio amore all’essere, la vittoria della vita sull'odio e sulla violenza che troppe volte sembrano prevalere?

Eppure anche di fronte a un gesto di questa portata che solo la Chiesa, oggi come oggi, può vantare la pretesa di realizzare, occorre ripescare l'origine, il punto sorgivo che non lo riduca a una sorta di… Woodstock religiosa del terzo millennio. 

In una ricerca nazionale di recente pubblicazione edita da Il Mulino (F. Granelli, Piccoli atei crescono - Davvero una generazione senza Dio?), viene messo a tema proprio il rapporto delle nuove generazioni con la religione. Interpellato, un ventinovenne che si definisce credente, ma non frequentante, rileva che “i giovani non si sentono troppo vicini alla Chiesa: è una cosa troppo distante che non c'entra con la vita umana; sembra che la Chiesa sia una cosa e la vita sia un'altra. Non c'è connessione tra le due parti. Il Papa potrebbe avvicinare i giovani” (cfr. Op. cit. pag. 123).


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