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ATTENTATO ROUEN/ Quel “colpo” alla Chiesa che ci ricorda i martiri e le virtù cardinali

Fino all'uccisione di padre Jacques Hamel mentre celebrava messa nella sua chiesa, pensavamo al martirio come qualcosa di lontano da noi. Qualcosa è cambiato. Di PAOLO VALESIO

Padre Jacques Hamel, il sacerdote ucciso a Rouen Padre Jacques Hamel, il sacerdote ucciso a Rouen

C’era una canzone popolare americana (del genere country music) che diceva: “Il mio cuore è vuoto / come una chiesa il lunedì mattina”.  Sembra che, al momento dell’assassinio di Rouen, il sacerdote stesse officiando di fronte a un pugno di parrocchiani e a un paio di suore  - e questo popolo sparuto è forse il particolare più commovente. Nelle messe feriali mattutine di una delle grandi chiese di Bologna, al massimo arriviamo alla decina - contando il sacerdote di più di ottant’anni, il sagrestano e tre suore; e gli altri sono anziani un po’ gualciti, come il sottoscritto. (Beh, bisogna dire che spesso appare anche una signora ancora giovane, carina e molto elegante - arriva ogni volta con una toilette nuova - la quale ci rinfresca un poco gli occhi; ma si sa, ogni regola ha le sue eccezioni).

Se gli accoltellatori di Rouen pensavano di colpire un importante simbolo dell’Europa, bisogna dire che sono stati abbastanza ingenui. Non siamo mica più ai tempi del solenne Assassinio nella Cattedrale  di T. S. Eliot; oggi i cattolici in Europa sono qualcosa di simile un elemento di  folklore (mi pare che  il Papa emerito abbia già espresso, naturalmente con più eleganza, un pensiero analogo.) In  paesi meno “civili” di quelli europei, l’assassinio di un sacerdote della religione A avrebbe  probabilmente scatenato qualche attacco ai seguaci della religione B; dunque noi dovremmo essere  -  e siamo -  fieri di non essere (ancora) scaduti a questo punto. Però... però: questa civile reazione è dovuta a carità cristiana? Nella maggior parte dei casi, essa nasce da un misto di paura e di rassegnata indifferenza. In fondo, tra la violenza reale raccontata alla TV in modo rozzo e frammentario, e quella immaginaria - molto più persuasivamente costruita  - dei telefilm “di azione”, è comprensibile che noi restiamo un poco disorientati.

Ogni tanto, quando nella liturgia del giorno si parlava  di martiri, il sacerdote ci ricordava che tutti noi dobbiamo esser pronti a essere martiri nel senso etimologico di “testimoni”; e aggiungeva che plausibilmente non saremo mai chiamati a esserlo nel senso pieno del termine. Fino a ieri eravamo tentati di sorridere internamente, di fronte a questa precisazione.  E ogni mattina, entrando in chiesa e passando tra i due carabinieri di guardia al portone, ci davamo il “Buongiorno” sorridendo, come in una bonaria routine. Ma adesso i sorrisi, interni ed esterni,  sono scomparsi.