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ATTENTATO IN CHIESA/ Da Chiara Lubich a padre Jacques Hamel: non esistono guerre di religione

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Come sappiamo, la storia della Lubich e dei suoi seguaci non ebbe vita breve. Approvato dalla chiesa cattolica, il Movimento dei Focolari ha contribuito negli anni al rinnovamento spirituale del mondo moderno, ed aperto infinite piste di dialogo non solo con i cattolici, ma anche con gli altri cristiani, i fedeli di altre religioni e persone di diverse convinzioni, al punto che papa Giovanni Paolo II giunse a definire i suoi appartenenti come “apostoli del dialogo”.

Ancora Chiara Lubich fu la prima donna ad entrare nella moschea di Malcolm X ad Harlem, New York: “facciamo un patto, nel nome dell’unico Dio, di lavorare assiduamente per la pace e l’unità”, aveva detto allora all’imam W.D. Mohammed, che le aveva risposto: “questo patto è suggellato per sempre”, aggiungendo: “Dio mi sia testimone che tu sei mia sorella ed io ti aiuterò sempre”.

Questa chiamata al dialogo ed alla fraternità, il principio disatteso di quegli ideali della rivoluzione ai quali i cittadini francesi, martoriati dai continui attentati, e in lotta per la propria libertà ed eguaglianza, si appellano di continuo, va difesa oggi più che mai. A chi accusa il Papa, le gerarchie ecclesiastiche ed i cristiani, di un eccessivo buonismo di fronte alla violenza di questi giorni, sfugge quanto siano profonde le radici dell’amore evangelico e, molto probabilmente, non è ancora giunto, nella propria esperienza, di fronte alla domanda, ultima e struggente, che fa parte del cuore dell’uomo: quella del bisogno di una Misericordia.

Raccontano i Vangeli che Cristo, poco prima di morire sulla croce, sia giunto alla vetta del dolore più assoluto, la sensazione del distacco dal Padre, quel grido così atroce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” . “Gesù Abbandonato – ha scritto Chiara – è la pupilla dell’Occhio di Dio sul mondo, un Vuoto infinito attraverso il quale Dio guarda noi: la finestra di Dio spalancata sul mondo e la finestra dell’umanità attraverso la quale si vede Dio”. Che i nostri occhi, abbiano oggi quello stesso sguardo, nel cammino quotidiano della vita. Per morire di spada, diceva Santa Teresa di Lisieux, bisogna essere capaci di morire di spillo, nelle piccole cose di ogni giorno. La vita di padre Hamel, in un paesino alla periferia di Rouen, è stata esperienza di questo, sino all’ultima donazione di sé. Ai cristiani di oggi non è chiesto, in fondo, niente di meno, perché possano camminare ancora gli uni a fianco degli altri e di qualunque uomo di buona volontà. Anche in questi tempi di guerra. 



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