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POST-IT/ Ogni Brexit è destinata a vincere?

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Manifestazione anti-Brexit ieri in Gran Bretagna (LaPresse)  Manifestazione anti-Brexit ieri in Gran Bretagna (LaPresse)

Una posizione analoga, d'altronde, a quella dei fautori dell'uscita del Regno Unito dall'Europa, che nella loro vittoria vedono un po' ingenuamente l'affermazione dell'identità e dell'indipendenza politica ed economica dell'"isola" dagli "stranieri". Insomma, lo scarto resta aperto, ostinatamente, a non far tornare i nostri conti.

E se i conti non tornassero proprio perché quello scarto che accompagna ogni analisi, rendendola non risolutiva, ci spinge paradossalmente a renderci conto di alcune questioni decisive del nostro stare in Europa e, forse, del nostro stesso stare al mondo? A me pare che si possano individuare almeno due questioni brucianti, tra le diverse altre, che riemergono da questo scarto, e che forse possono costituire una traccia da seguire per cercare di capire cosa è avvenuto, e soprattutto cosa chiede oggi a tutti noi.

La prima è che l'esperienza umana, non dell'umanità in senso generico e indistinto, ma dei singoli esseri umani in carne ed ossa, quelli senza dei quali non esisterebbero neanche i popoli, le nazioni e le società – questa esperienza dell'umano, dicevo, viene concepita in maniera sempre più "astratta" da parte della cultura, della politica e della finanza che stanno alla base dell'Europa (e del mondo intero) oggi. Questo processo di progressiva astrazione dell'umano consiste nel concepire la vita degli individui non più a partire dai loro bisogni irriducibili (il pane e il lavoro, ma non meno il significato per cui vivere e il desiderio della felicità), bensì dalla loro conformità a parametri e a procedure utili al funzionamento della società. È in questa astrattezza che si smaschera l'illusione di ogni progetto tecnocratico per risolvere i problemi delle società europee (e certo non solo europee), che spesso si rivela, proprio per questo, inefficace o irrealizzabile. 

Questo però non significa chiudere la questione demonizzando chi detiene il governo politico-finanziario dell'Unione europea, e che certo ha le sue precise responsabilità. Il problema è più ampio e più radicale, appunto perché è un problema di cultura e di mentalità diffusa, direi proprio a livello "antropologico". Ed è un livello a cui tutti partecipano, non solo i leader ma anche le persone "normali", che il più delle volte si concepiscono anch'esse a partire da ciò che una procedura legislativa – statale o comunitaria – può e deve garantir loro. Tutto procedurale, tutto garantito dal meccanismo; e si protesta, insoddisfatti, solo quando il meccanismo si inceppa e non garantisce più. Ma in fondo ci si ribella solo per il fatto che dovrebbe funzionare meglio, e meglio garantire i nostri diritti. 

Che vince l'astrazione dell'umano significa che in realtà ogni storia personale, dei gruppi sociali, dei popoli, mira a uniformarsi in una tecnica di controllo e di ottimizzazione del profitto; ma quando la tecnica crea problemi di applicazione, quando essa si arresta, comincia a vedersi il vero problema: che non ci sono più degli "io" in carne ed ossa dietro le procedure che dovrebbero esserne i mezzi di espressione.



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COMMENTI
10/07/2016 - Presenza e Liberta (Vincenzo Mascello)

Caro Costantino, chiacchierando con Colonna mi è venuta la voglia di rileggere l'articolo e di dare questo contributo. Parto da qui: "una libertà in atto, che si impegni con un senso infinito della vita e dell'essere, può riprendersi la procedura e servirsene, come un uomo in carne ed ossa può servirsi degli strumenti più diversi per esprimere il suo amore per la persona amata". Secondo me 'demonizzare' qualsiasi strumento (usato sicuramente dal potere per il 'profitto' contro la 'libertà' attraverso il 'meccanismo') paradossalmente contribuisce a 'scartare' lo scarto di cui parli, delegando agli strumenti del potere (rete, tecniche di controllo, delega della libertà personale) la sopravvalutata possibilità di condizionarci, senza richiamare ciascuno a riscoprire che già da subito è possibile scoprire ed applicare l'"essenza dell'umano" anche nei contesti più "scuri" (dov'è certe volte le cose diventano più chiare - penso al nostro amico Luigi Romano) e nei contesti più "chiari" (la luce artificiale del formalismo non permette di osservare il lato oscuro sempre possibile nelle circostanze - penso a come il potere del datore di lavoro organizza 'come un orologio' l'azienda non guardando nemmeno in faccia le persone che la compongono). È decisivo decidere se è proprio vero che l"io in carne ed ossa" sia irriducibile al potere grazie ad una Presenza oppure no; è così essere certi che la "procedura" del potere "io" la posso usare per il bene.

 
04/07/2016 - brexit (pasquale colonna)

caro prof. Esposito, il tuo articolo è ottimo, è talmente corrispondente al mio cuore che mi sembra "ovvio", ma credo che sia soltanto l'"educazione" che il movimento di don Giussani ci ha dato a determinare questa sintonia umana. Hai espresso perfettamente le sensazioni e gli umori che tutta la vicenda mi ha suscitato! Una sola questione aggiungo a quanto esprimi: la vicenda brexit mostra l'evidenza dei nuovi rapporti da cui è regolata la democrazia. Mentre prima il voto era basato sulla opinione che il singolo aveva soprattutto a causa delle sue esperienze dirette personali e anche delle sue relazioni personali, oggi le esperienze personali e dirette pesano molto meno e le opinioni sono influenzate enormemente dalle conoscenze indirette determinate dalla democrazia della conoscenza causata dal potere della rete! Anche in questo caso c'è l'evidenza di uno scarto, che è precisamente dovuta alla differenza tra l'uomo virtuale (in ultima istanza dominato dal potere) e l'uomo vero in carne e ossa (che riconosce di consistere nel desiderio di Infinito e che sa che internet è soltanto uno strumento e non la soluzione, per cui continuerà sempre a cercare la vera soluzione a ogni problema entrandoci, condividendolo e vivendo). Ulteriori esempi dell'evidenza di questa nuova democrazia li abbiamo avuti nelle ultime elezioni in Italia e, anche se con valenza diversa, nel dibattito elettorale per la presidenza degli Stati Uniti. Un caro abbraccio.