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POST-IT/ Ogni Brexit è destinata a vincere?

Manifestazione anti-Brexit ieri in Gran Bretagna (LaPresse) Manifestazione anti-Brexit ieri in Gran Bretagna (LaPresse)

Senza garanzie scompaiono anche coloro che dovrebbero essere garantiti. Che oggi la crisi di queste garanzie apra la possibilità inedita di porsi la questione su chi siano effettivamente, e perché valgano coloro che devono essere garantiti, è un esito imprevisto ma davvero interessante del nostro momento storico.

La seconda traccia che segnalo, e che discende immediatamente dalla prima, è che la libertà diviene sempre più formale. In cosa consiste questo progressivo formalismo della libertà? Nel fatto che da un lato viene estremamente enfatizzato il diritto ad essere liberi nelle proprie scelte, vale a dire sciolti da qualsiasi condizionamento che ci impedisca di fare quello che vogliamo di noi stessi; ma dall'altro lato, di fronte a questo gioco estremo del nostro libero arbitrio, sembra non esserci nulla per cui valga veramente la pena giocare e impegnare la propria libertà. Come una volta ha scritto don Luigi Giussani (richiamato di recente da don Julián Carrón nel suo libro su La bellezza disarmata, proprio per rispondere alla domanda se sia possibile un nuovo inizio nella storia europea), nel nostro contesto storico "[i]l pericolo più grave non è neanche la distruzione dei popoli, l'uccisione, l'assassinio, ma il tentativo da parte del potere di distruggere l'umano. E l'essenza dell'umano è la libertà, cioè il rapporto con l'infinito". Così che la crisi in fondo si presenta come una "battaglia tra la religiosità autentica e il potere".

Dove sta questo potere? A Londra o a Bruxelles? È il potere dei tecnocrati europei o della finanza mondiale? Il fatto è che si tratta sempre più di un potere anonimo, senza volto nel senso di puramente procedurale, come si diceva prima. Riprendendo e acuendo un'intuizione di Pasolini, Giussani permette di riconoscere che il potere (chiunque sia colui o coloro che lo detengono in un dato momento) ha come obiettivo quello di indebolire la libertà delle persone, cioè di inibire esperienze significative di vita personale e di rapporti sociali che creino qualcosa di irriducibile alla Grande Procedura Tecnica. Ma mentre per Pasolini il punto era contrapporre la libertà (di una natura antica e sacra) alla tecnica quale sigillo del mondo moderno, quello che Giussani ci suggerisce è che una libertà in atto, che si impegni con un senso infinito della vita e dell'essere, può riprendersi la procedura e servirsene, come un uomo in carne ed ossa può servirsi degli strumenti più diversi per esprimere il suo amore per la persona amata. Il punto infiammato sta nel riconoscere che il mondo e gli altri esseri umani ci sono dati perché sia possibile un'esperienza di amicizia. E anche di interesse, perché no?, se è vero che il dialogo e la relazione con gli altri è la più importante condizione per la realizzazione di noi stessi.


COMMENTI
10/07/2016 - Presenza e Liberta (Vincenzo Mascello)

Caro Costantino, chiacchierando con Colonna mi è venuta la voglia di rileggere l'articolo e di dare questo contributo. Parto da qui: "una libertà in atto, che si impegni con un senso infinito della vita e dell'essere, può riprendersi la procedura e servirsene, come un uomo in carne ed ossa può servirsi degli strumenti più diversi per esprimere il suo amore per la persona amata". Secondo me 'demonizzare' qualsiasi strumento (usato sicuramente dal potere per il 'profitto' contro la 'libertà' attraverso il 'meccanismo') paradossalmente contribuisce a 'scartare' lo scarto di cui parli, delegando agli strumenti del potere (rete, tecniche di controllo, delega della libertà personale) la sopravvalutata possibilità di condizionarci, senza richiamare ciascuno a riscoprire che già da subito è possibile scoprire ed applicare l'"essenza dell'umano" anche nei contesti più "scuri" (dov'è certe volte le cose diventano più chiare - penso al nostro amico Luigi Romano) e nei contesti più "chiari" (la luce artificiale del formalismo non permette di osservare il lato oscuro sempre possibile nelle circostanze - penso a come il potere del datore di lavoro organizza 'come un orologio' l'azienda non guardando nemmeno in faccia le persone che la compongono). È decisivo decidere se è proprio vero che l"io in carne ed ossa" sia irriducibile al potere grazie ad una Presenza oppure no; è così essere certi che la "procedura" del potere "io" la posso usare per il bene.

 
04/07/2016 - brexit (pasquale colonna)

caro prof. Esposito, il tuo articolo è ottimo, è talmente corrispondente al mio cuore che mi sembra "ovvio", ma credo che sia soltanto l'"educazione" che il movimento di don Giussani ci ha dato a determinare questa sintonia umana. Hai espresso perfettamente le sensazioni e gli umori che tutta la vicenda mi ha suscitato! Una sola questione aggiungo a quanto esprimi: la vicenda brexit mostra l'evidenza dei nuovi rapporti da cui è regolata la democrazia. Mentre prima il voto era basato sulla opinione che il singolo aveva soprattutto a causa delle sue esperienze dirette personali e anche delle sue relazioni personali, oggi le esperienze personali e dirette pesano molto meno e le opinioni sono influenzate enormemente dalle conoscenze indirette determinate dalla democrazia della conoscenza causata dal potere della rete! Anche in questo caso c'è l'evidenza di uno scarto, che è precisamente dovuta alla differenza tra l'uomo virtuale (in ultima istanza dominato dal potere) e l'uomo vero in carne e ossa (che riconosce di consistere nel desiderio di Infinito e che sa che internet è soltanto uno strumento e non la soluzione, per cui continuerà sempre a cercare la vera soluzione a ogni problema entrandoci, condividendolo e vivendo). Ulteriori esempi dell'evidenza di questa nuova democrazia li abbiamo avuti nelle ultime elezioni in Italia e, anche se con valenza diversa, nel dibattito elettorale per la presidenza degli Stati Uniti. Un caro abbraccio.