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MUSULMANI IN CHIESA/ La “pazzia” che vale più dei summit dei grandi

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La chiesa di Rouen (Lapresse)  La chiesa di Rouen (Lapresse)

Dopo l’attentato di Rouen, venerdì scorso, l’organismo ufficiale dell’Islam francese ha chiesto ai propri fedeli di esprimere «solidarietà e compassione» ai cattolici e a padre Jacques Hamel, il sacerdote massacrato dai loro confratelli. Ha chiesto loro un gesto semplicissimo: fare visita oggi, alla Messa della domenica, ai propri fratelli cristiani. Per iniziativa della Coreis (Comunità religiosa islamica) questo gesto avrà seguito anche in Italia in città come Roma, Milano e parecchie altre.

Purtroppo, anche tra noi, non manca qualche cristiano che arriccia il naso e che borbotta che ai tempi dei primi cristiani i catecumeni - cioè non dei musulmani, ma dei pagani non ancora cristiani! - dovessero uscire dalla Messa dopo il Credo perché “senza Battesimo non si può assistere ai misteri di Cristo”.

Nel raccontare la notizia, ho insistito sulla parola fratelli. È il punto. Come non riconoscere dei “semina Verbi” - cioè dei “germi” del Verbo - nel desiderio di pace e di perdono che alcuni musulmani scoprono nel proprio cuore per l’offesa recata ai cristiani da loro fratelli? “Semina Verbi” non è una mia espressione, ma sono le parole che il Concilio Vaticano II usa a proposito delle religioni non cristiane: «[I cristiani] conoscano a fondo le loro [= dei non-cristiani] tradizioni nazionali e religiose; con gioia e rispetto scoprano i germi del Verbo in esse latenti» (Ad gentes, n. 11; cf Lumen gentium, n. 17).

Spesso ci riempiamo la bocca di frasi a effetto: siamo tutti fratelli... la famiglia umana... tanto che il mondo globalizzato sembra essere un condominio, e allora perché tanti problemi? Cosa si fa tra fratelli quando l’unità, il legame di sangue, è spezzato da una tragedia, da un torto di uno contro l’altro? Ci si incontra. Come si dovrebbe fare anche solo tra condomini dopo uno sgarbo? Ci si dovrebbe incontrare. E se non può farlo chi è la causa del male, della rottura, lo fanno quelli che gli sono vicini. Vanno dagli altri, dagli offesi, dagli spaventati, dai feriti. E si parla insieme.

Abbiamo messo Dio in mezzo al male che abbiamo fatto e subìto, possiamo metterlo in mezzo ora che vogliamo riparare il riparabile e fermare quanto prima la scia di morte e di dolore? Se sembra troppo piccolo il paragone tra le stragi e un litigio tra fratelli o tra condomini, dico che non sono d’accordo. Certo il dolore e l’offesa contro la vita che ha tenuto e tiene banco in questi giorni è tale da non avere paragoni. Ma, dobbiamo dircelo, per ora, le grandi intese politiche, i summit delle intelligence dei paesi interessati, le telefonate dei grandi nelle stanze dei bottoni, non sono bastate.

Se siamo colpiti nelle nostre Messe feriali da ragazzi invasati, se siamo ammazzati da un camion durante le nostre feste civili, dobbiamo ripartire dalle Messe e dalle promenades. Dobbiamo essere gente comune, nelle chiese parrocchiali, nel giorno di festa, che accoglie gli esponenti di quella fede di cui conosciamo gli slogan urlati dai terroristi. Questi sono i gesti di Cristo, del Verbo, sono i germi di Gesù.



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COMMENTI
31/07/2016 - Mai durante la Santa Messa. (Giuseppe Crippa)

Oggi, domenica, ho partecipato alla Messa nella mia Parrocchia e nessun musulmano si è fatto vivo. Ne prendo atto, e se don Mauro mi dicesse che avrei dovuto invitarne io qualcuno, gli risponderei che non potrei mai invitare ad assistere alla celebrazione sacramentalmente del sacrificio redentore del Figlio di Dio per la remissione dei nostri peccati qualcuno che in questo Figlio non crede e che considera questa celebrazione una bestemmia contro l’unico Dio. Non lo inviterei anche per rispetto verso quanto – purtroppo per lui – crede in buona fede. Vogliamo parlare con i musulmani di quanto accade e della nostra convivenza? Facciamolo pure ma non in un luogo sacro come ogni Chiesa o, se proprio non sono disponibili altri spazi, nella chiesa spoglia del Santissimo Sacramento come sarebbe buona norma per esempio in occasione di spettacoli teatrali o concerti. Mai durante la Santa Messa.