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CAOS PRATO/ La "doppia Cina" che vive in Italia

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In questi mesi drammatici e aspri, scanditi in tutta Europa dalle polemiche, dagli insulti razzisti, e dalle tragedie in mare per la pressione incontenibile dei migranti di tutte le razze ai nostri confini, il caso cinese è a se stante. I cinesi non immigrano clandestinamente aggrappati a un gommone sovraccarico. Non confinano, le loro terre d'origine, con il Mediterraneo, né con i confini terrestri dei Paesi-miraggio della ricca Europa: i cinesi arrivano in Italia grazie a un meccanismo bene oliato di clandestinità fattasi falso permanente, documenti perfettamente imitati, identità irriconoscibili dietro nomi tutti uguali e fattezze che all'occhio occidentale appaiono tutte, sempre, quelle di parenti stretti.

Le statistiche sono ridicole: i cinesi residenti in Italia sarebbero appena 271 mila, prevalentemente di Taiwan ma non solo; concentrati per quasi la metà in Lombardia, Toscana ed Emilia Romagna. Ma le cifre vere sono di almeno il doppio. Stivati in appartamentini allestiti da "caporali" della loro stessa nazionalità, resistono sempre meno e sempre peggio al nuovo schiavismo che trovano ad accoglierli, una volta sbarcati nella terra promessa. E in questo, Milano non è diversa da Prato. E in questo i controlli sono scarsi nella "capitale morale" come in quella toscana delle "pezze".

I giovani immigrati, o i figli di quelli che arrivarono vent'anni fa, parlano bene italiano, si sono nutriti meglio dei loro genitori, sanno - a differenza di essi - che lavorare dodici ore al giorno per sei giorni alla settimana e ottocento euro al mese non è giusto. E, complice la crisi, non sempre, non tutti resistono alla lusinga e al fascino del crimine delle gang di quartiere, con un capo che provvede a loro in ogni cosa - e per cui lavorano come corrieri della droga in feste private.

Ma c'è anche e sempre più forte un'altra Cina, in Italia, quella di Sije Xie ad esempio, l'imprenditore giovanissimo che nel 2015 ha fondato a Milano Woodhouse, per offrire alloggi low-cost ma di qualità a studenti cinesi e italiani, con una nuova forma d'ospitalità: partecipando attivamente alla vita dell'alloggio si possono avere prezzi agevolati e usufruire di una serie di servizi che forniscono gli strumenti necessari per una vita al di fuori del proprio Paese d'origine e per un'integrazione a 360 gradi. MoneyGram - il colosso mondiale del money-transfer - l'ha premiato con il suo "Award" per il 2016. Dovrebbero essercene di più, come Sije, e non solo a Chinatown. 



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