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Cronaca

DACCA, BENEDETTO, BREXIT/ L'incapacità del cuore di dialogare con la realtà

Lutto a Dacca, Bangladesh (LaPresse)Lutto a Dacca, Bangladesh (LaPresse)

Non è tanto diverso quando si parla del dolore. La strage di Dacca ci ha messo di fronte ad un dolore dinnanzi al quale, esattamente come quello dei migranti, ci ritroviamo assuefatti e impreparati al punto che, nel giorno della tragedia, i media non sapevano come gestire la presenza della partita di calcio della Nazionale con un lutto così immenso. Gioia e dolore, passione e tristezza, sembrano fattori destinati a non parlarsi generando una personalità frammentata, chiamata da un lato a commuoversi per le prodezze dell'Europeo e, dall'altro, a riflettere sul pericolo imminente della minaccia jihadista. 

Un simile processo riaccade ogni giorno in quelle famiglie in cui una sofferenza ha bussato alla porta e ha preso le forme di una morte, di una sofferenza, di un'atroce malattia: si deve continuare a vivere, ma non si può dimenticare quello che sta succedendo. Noi sappiamo, guardando Cristo, che la vocazione ha sempre a che fare col dolore e con il sacrificio, che — anzi — lo stesso dolore e lo stesso sacrificio ci dona uno sguardo diverso, più vivo e curioso, dinnanzi ad ogni gioia, ad ogni riposo, ad ogni umano fattore del vivere. Anche una partita di pallone può essere vissuta con un dolore nel cuore. La vita non ci costringe a dividere ciò che è unito, a indossare maschere diverse per ogni circostanza, ma la vita — tutta la vita — ci conduce all'incontro con Gesù, presente nella Chiesa. 

Per questo la figura di Benedetto ci sembra in questo momento storico "gigantesca": egli realizza se stesso nella sequela del Papa e nel sacrificio di sé, egli non pone in antitesi la propria vocazione con i legami e le circostanze della vita, ma li ritiene decisivi per la sua maturazione, per la sua crescita. 

Perché, caro direttore, mi accorgo sempre di più che la differenza fra gli uomini non si gioca sulla loro etica, ma sulla loro "fame", su quella domanda di "cambiamento" che spesso nella politica dà fiato a posizioni sommarie e populiste, ma che — ad uno sguardo più attento — racconta la voglia del cuore, di ogni cuore, di essere sorpreso ed afferrato da un Bene. Sta alla nostra umile testimonianza rispondere che questo Bene c'è, che questo fatto è già avvenuto. E che la storia, di tutti e di ciascuno, può riposare tranquilla. Nelle mani di Colui al quale tutti gli uomini sono destinati, prima o poi, a dare del "Tu".

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COMMENTI
06/07/2016 - attentati (Gabriele Quadraroli)

Quanta violenza e quanto male, quanti morti quanti ancora e ancora. Il male non è mai senza senso, domanda è un domanda grande che viene fatta ad ognuno di noi. E la domanda non è senza senso e non è senza risposta. Che cosa facciamo noi per il nostro prossimo? Per la moglie i figli gli amici i vicini di casa o gli sconosciuti gli immigrati i poveri e i potenti? Il nostro amore la nostra misericordia la portiamo? La misericordia di Dio la portiamo?

 
05/07/2016 - Grazie don (claudia mazzola)

Mia cognata 56 anni è in fase terminale. Mai come starle davanti ora mi sta aprendo domande infinite sull'esserci con realtà, in realtà, per la realtà.