BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DACCA, BENEDETTO, BREXIT/ L'incapacità del cuore di dialogare con la realtà

Molti i fatti degli ultimi tempi che sembrano scivolarci addosso senza più interrogarci: dall'uscita del Regno Unito dall'Unione europea alla strage di Dacca. Lettera di FEDERICO PICHETTO

Lutto a Dacca, Bangladesh (LaPresse) Lutto a Dacca, Bangladesh (LaPresse)

Caro direttore,

I fatti avvenuti durante queste ultime settimane sono così significativi che appare impossibile astenersi dal tentativo di comprenderne la reale portata per la nostra vita. In tanti, in quest'epoca "social" sovrabbondante di commenti e di commentatori, hanno analizzato le diverse situazioni: dalla cosiddetta "Brexit" ai 65 anni di sacerdozio di Benedetto XVI, dalla strage di Dacca fino alle peripezie politiche, economiche e sportive del nostro caro paese.

Abbiamo parlato tanto, ma si è capito poco e ciascuno è tornato a casa (o ha chiuso il giornale) mantenendo la sua, molto spesso confusa, opinione. Nel frattempo la vita procede tra le sue gioie e i suoi dolori, i suoi lutti e le sue inattese soddisfazioni. L'impressione è di assistere a quella che il Vangelo definisce "sclerocardia", termine che indica sì la durezza del cuore, ma anche la sua rigidità, la sua incapacità di dialogare con l'esperienza umana nella sua interezza.

C'è come un filo interrotto fra quello che ciascuno di noi vive nella propria quotidianità e i "fatti della storia", rottura che rende necessario — per conoscere le cose — l'intervento di un terzo fattore oltre l'Io e la realtà, ossia l'intervento dell'esperto, del tecnico, del mentore. 

Questo è ancor più sorprendente quando accade in seno al cristianesimo, cioè dentro ad un avvenimento in cui Dio — facendosi uomo — non ha fatto altro che ridestare il cuore dell'Io per permettere ad ogni persona di essere libera e adulta dentro la complessità della vita. Accettando di permanere dentro la relazione con Cristo l'uomo si rende autonomo dagli "elementi del mondo" e diventa capace di muoversi curioso e attento fra i fattori della propria esperienza, personale e collettiva. 

Venendo agli ultimi giorni, quello che appare sempre più fuori dal discorso pubblico è il tema, declinabile anche laicamente, della vocazione, del compito. Ciascuno di noi, per godere davvero della vita, deve trovare il proprio posto, deve rispondere a quello che — alla luce della fede — è il compito, la vocazione appunto, che Dio gli ha consegnato come proposta e come ipotesi di felicità. 

L'errore del Regno Unito, in questo molto simile all'errore di ciascuno di noi, è quello di illudersi che questo compito, questa realizzazione di sé, possa avvenire al di fuori di una relazione, al di fuori di un legame. Certo, si obietterà, il legame con l'Unione Europea è un legame arido, difficile, pieno di lacci che sembrano limitare la libertà dei suoi aderenti. Il fatto è che lo stesso ragionamento si può applicare a qualunque relazione: noi spesso viviamo rapporti in cui il disagio lentamente cresce fino ad esplodere, ma il nostro modo di reagire non è quello di tirare fuori il disagio per affermare il bene del nostro legame, bensì quello di andarcene, di sbattere la porta credendo che senza quel legame — ma in definitiva senza alcun legame — tutto potrà andare meglio, essere migliore.


COMMENTI
06/07/2016 - attentati (Gabriele Quadraroli)

Quanta violenza e quanto male, quanti morti quanti ancora e ancora. Il male non è mai senza senso, domanda è un domanda grande che viene fatta ad ognuno di noi. E la domanda non è senza senso e non è senza risposta. Che cosa facciamo noi per il nostro prossimo? Per la moglie i figli gli amici i vicini di casa o gli sconosciuti gli immigrati i poveri e i potenti? Il nostro amore la nostra misericordia la portiamo? La misericordia di Dio la portiamo?

 
05/07/2016 - Grazie don (claudia mazzola)

Mia cognata 56 anni è in fase terminale. Mai come starle davanti ora mi sta aprendo domande infinite sull'esserci con realtà, in realtà, per la realtà.