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JE SUIS SCHWAZER

Pubblicazione:giovedì 11 agosto 2016

Alex Schwazer (LaPresse) Alex Schwazer (LaPresse)

ALEX SCHWAZER. La canotta di un atleta s'avvicina moltissimo alla scatola-nera di un aereo: in caso d'emergenza, la si cerca freneticamente per tentare la ricomposizione degli ultimi istanti. Nella canotta dell'atleta impegnato in una competizione, sta scritto quasi tutto. Di lui, della squadra d'appartenenza, del suo curriculum: su tutto, svetta il numero di pettorale e la nazione per cui gareggia. Ieri mattina, sul lungomare di Copacabana, Alex Schwazer ha firmato l'ultimo allenamento di una carriera mastodontica: 40 km "formidabili" — a detta del coach — corsi e trascorsi nell'anonimato più totale. Come figlio-di-nessuno. Convinto alla fine di spuntarla, come fu di Davide contro l'ingordo Golia, addosso nessuna canotta che ne identificasse l'identità.
Il basso-profilo dell'ultimo anno rispettato — lui sì — fino all'ultimo istante: senza colori, senza il nome di nessuna nazione, colto da solo a marciare sotto la pioggia, tra infradito e turisti distratti. Un'immagine struggente, avvilita, dolorosa. Poi le ultime parole, decise e decisive: "Dovreste avere più rispetto per me, come persona", dette a caldo dopo la pubblica crocifissione. Stavolta hanno cominciato dal basso: chiodi nei piedi, perché è il miracolo della marcia ad infastidire. Otto anni di squalifica (Amen).
Il rispetto: "Niente è più deprecabile del rispetto basato sulla paura" (A. Camus). Lo sport insegna che in una sfida si può vincere, si può anche perdere: l'importante è farlo da signori. Anche la morte tiene un suo rituale: enfatizzarne la durata è la tortura. La morte sportiva di Alex Schwazer è un rituale studiato a tavolino: non si spiegherebbe altrimenti la foga messa in gioco, la fandonia spalmata sulle carte (e nelle provette), la segregazione assoluta nella quale è stato condannato a vivere.
Lui, il prof-cireneo Donati ancor di più: fossimo una nazione di uomini con la schiena diritta, un uomo così non potrebbe che essere a capo della Federazione, prossimo al ministero dello Sport. Siccome non lo siamo affatto, si lascia morire pure lui come un malfattore, condannandolo fuori dalle mura del villaggio, tutto solo a pedalare su quell'airone a due-ruote dal quale ha strappato Alex all'inferno, riuscendo a fargli rivedere le stelle.
"Certo, le molecole sono lì, ma non ci permettono di capire come sono arrivate" spiega il prof-maledetto. Ci sono le molecole, nessuno le ha mai nascoste (casomai qualcuno le ha infilate): dare il tempo necessario per tentare di spiegare — e capire, chiediamo troppo? — il possibile tragitto di quella presenza, dovrebbe rappresentare quel minimum che eviti alla giustizia di tramutarsi in vendetta. Nel processo-farsa, che non poteva chiedere ambientazione migliore della patria-del-carnevale, per tutto questo non c'è stato spazio, non si è voluto dare spazio: ciò che è stato scritto è stato scritto rinfacciò l'immortale Pilato alla folla che gli chiedeva di correggere la sentenza capitale. E' da quei tempi che la folla, libera di scegliere tra Barabba e Cristo, sceglierà sempre il brigante. Parola di Dio.


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COMMENTI
11/08/2016 - Je suis Schwazer (Damiano Geroldi)

E' successo. L'hanno fatto davvero. Mentre noi ci esaltiamo ancora per un 45enne che spara ai piattelli sperando che arrivi primo, esultiamo per un ragazzo che alla sua prima olimpiade vince l'oro nel fioretto, diventiamo appassionati di Judo per un'intera settimana, mimiamo sul divano gli esercizi di Vanessa Ferrari al corpo libero. Noi. Intanto, però, in tutta la vicenda Schwazer il CONI e tutti quei professionisti della politica sportiva che ne fanno parte e vengono intervistati spesso dalle TV, se ne stanno zitti... oggi che un ragazzo che aveva sbagliato e si era rimesso in pista, sudando, ricominciando da capo, credendo che tutto questo lo avrebbe “redento“ invece è stato definitivamente fatto fuori. Se facciamo fuori l'EDUCAZIONE ci perdiamo nel moralismo e nel giustizialismo. Il valore educativo della vicenda di Alex e quello che insegna a me e ai giovani è di un livello tale che i vari “piccoli” “Malagò” non raggiungeranno mai. Perché se ne sbattono dell'educazione dei nostri ragazzi e della promozione dei valori sportivi, perché, a loro, interessa un ruolo, ”il ruolo”. Perché non si occupano più i posti per cercare di svolgere al meglio i compiti per i quali sono stati creati ma si devono occupare a prescindere. E' politica, di quelle peggiori. Grazie a Dio, il senso della vita, anche per Alex, non è una gara di marcia alle olimpiadi, ma ciò non toglie che CIO e IAAF abbiano sputato in faccia a tutti noi che nella vita abbiamo sempre bisogno di “un nuovo in

 
11/08/2016 - Anch'io sto con Alex (Giuseppe Crippa)

È commovente vedere con quale prontezza e quale partecipazione Marco Pozza sia vicino a questo ragazzo cui dobbiamo, non dimentichiamolo mai, la gioia di un oro olimpico (50 km, Pechino 2008). Nella sua irruenza don Marco arriva a modificare il Vangelo della Passione (a Pilato i farisei - e non la folla – chiesero una modifica formale del capo di imputazione e non della sentenza…) ma lo scuso volentieri a patto però che preghi affinché Alex non si arrenda e ricorra alla Corte Federale Svizzera e alla giustizia penale italiana e affinché si cimenti in una nuova disciplina sportiva – per esempio lo sci di fondo o la mountain bike – perché non è giusto che non possa più fare sport!

 
11/08/2016 - Ciascuno è unico e inimitabile (Massimiliano PANIZZA)

Non sono daccordo ciascuno è unico e inimitabile nei suoi drammi, nelle sue sbavature e nei suoi successi, difatti siamo persone bravo Alex almeno su questo punto. Sul fatto che il Professor Donati dovrebbe essere a capo della Federazione, anche su questo avrei qualche dubbio. Non tanto sulla "schiena dritta". E' un posto per "burocrati" (per esperienza personale) e tattici; persone come il Professor Donati devono continuare ad "educare" e se possibile a sfornare campioni... occorrerebbe essere un po' più realisti. In quanto ai fratelli Damilano alla storia sportiva l'ardua sentenza... sicuramente il fratello allenatore ha vissuto nell'ombra un po' "torbida" del fratello... ma come disse un grande sportivo... citando male un economista... la natura non da mai un pasto gratis.