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MEETING/ Vittadini: da Rimini a Los Angeles, per fare il bene non serve nessuna ideologia

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Giorgio Vittadini a "Soul", Tv2000 (Foto Tv2000)  Giorgio Vittadini a "Soul", Tv2000 (Foto Tv2000)

Per me la Cdo era questo ed è sempre rimasto questo: cercare di sostenere l'occupazione, le opere sociali, il lavoro imprenditoriale… Non è mai cominciata una holding, e allo stesso tempo non è mai finita la passione di generare, costruire, rispondere ai bisogni che il carisma di Giussani ci ha comunicato. Mi sono sempre interessato dei tanti microcosmi di esperienze vissute da chi vuole costruire qualcosa di buono per sé e per tutti, e nel corso degli anni mi sono accorto che questo è ciò che costituisce l'Italia".
La Fondazione per la Sussidiarietà — "Gli anni della Compagnia delle Opere hanno portato una grande ricchezza di sapere tratta dalle esperienze vissute gomito-gomito con la realtà concreta degli imprenditori profit e non profit. Per questo abbiamo pensato di rendere questo patrimonio disponibile, di sistematizzare il lavoro di ricerca e divulgazione coinvolgendo tante altre teste pensanti. Così è nata la Fondazione per la Sussidiarietà, che ha sempre cercato di rispondere a una domanda molto laica: si può costruire il mondo e la realtà partendo dal basso? Il tentativo della Fondazione è dimostrare che in tanti campi si può.
Adesso, ancora in piena crisi economico-finanziaria, quando finalmente si dovrebbe aver capito che il benessere collettivo non viene né dall'egoismo dei singoli, né dalla mano invisibile dell'economia, forse è venuto il momento di prendere sul serio la possibilità che una costruzione equa e duratura può essere fatta sostenendo le iniziative che nascono dal basso".
Meeting — "Il Meeting nasce da un gruppo di amici riminesi che si è chiesto: 'nella nostra cittadina, che si riempie di turisti tutte le estati, non sarebbe bello proporre loro anche delle opportunità per conoscere, approfondire, discutere, incontrarsi con persone di ogni tipo?' Questo gruppo parte, si incontra solo desiderando di mettere in piedi qualcosa di bello per incontrare gente interessante… E così è nato il Meeting.
Il Meeting, così come Cl, non ha mai voluto essere funzionale ad alcun partito o corrente di partito. Per questo nella settimana riminese non si dà spazio al 'partitismo', ma nello stesso tempo sono sempre state invitate le istituzioni a confrontarsi con i temi che interessano la gente. Non capisco come si possa etichettare questo come 'filogovernativo'. Al Meeting, soprattutto, si trova lo spaccato di tutto il mondo della gente-gente e di quelli che, lontano dai riflettori, lavorano per il bene, non solo personale ma anche altrui e per questo vogliono condividere ciò che fanno e dialogare su ciò che li interessa.
Quest'anno verrà Guido Piccarolo, che a Los Angeles aiuta a lavorare i reduci dalla guerra in Iraq, verrà don Mario Persano che ha un centro per immigrati a Bari, don Claudio Burgio, che ha messo in piedi un'opera di accoglienza per ragazzi ai margini… il vero Meeting è questo. Per capirlo bisogna essere osservatori aperti, alla ricerca e non accontentarsi dei soliti riflessi condizionati della comunicazione… e non tutti lo sono".



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COMMENTI
14/08/2016 - quando 3 mila persone votano liberamente (Francesco Calareso)

«Carissimo don Gius, la scorsa settimana, in clima elettorale, nel corso di un dialogo con un collega funzionario del Comune di Milano, il nostro interesse si è concentrato sulla domanda: “Tu chi voti?”. Il collega, iscritto al Pds, mi invitava a votare il candidato rappresentato anche dal suo partito. “No, io voto Formigoni”, dissi, sicura, ma forse non troppo all'attacco. “Vedi, io sono anche vicino alla tua sponda, ma non posso votare Formigoni - rispose quello – perché è alleato di Berlusconi”. Risposi io: “Il motivo del mio voto è che Formigoni fa la mia stessa esperienza e a me interessa votare lui proprio per questo”. E l'altro: “Sai, anch'io facevo la tua esperienza [ed evidentemente incomincia a commuoversi]: Gs, il raggio, la Bassa, i ritiri a Varigotti...”, incomincia proprio a piangere, e mi dice: “Non farmi ricordare quei tempi! Mi viene una nostalgia da morire!”. Si gira e si asciuga le lacrime. Piange, a 52-53 anni». Era una lettera che don Giussani aveva ritenuto talmente significativa da leggerla a conclusione degli esercizi della Fraternità di CL del 1995. Oggi, la ragione, così semplice, addotta da quella nostra amica per votare Formigoni e avvalorata allora da don Giussani, sarebbe da deplorare perché mancante del giusto “percorso di conoscenza e di scelta”? E quella amica dovrebbe giustamente sentirsi aggregata ai 30 mila spregevoli “cammellati” che voterebbero solo in forza della semplice ragione di una appartenenza?