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MEETING/ Vittadini: da Rimini a Los Angeles, per fare il bene non serve nessuna ideologia

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Giorgio Vittadini a "Soul", Tv2000 (Foto Tv2000)  Giorgio Vittadini a "Soul", Tv2000 (Foto Tv2000)

Jannacci e gli altri amici — Enzo Jannacci è stato per me un amico fondamentale. Ci siamo incontrati e frequentati negli ultimi di anni della sua vita. In lui ho ritrovato la mia stessa domanda umana. Un uomo curioso, interessato a qualunque particolare, dai grattacieli di Milano che stavano crescendo ai negozianti del suo quartiere che chiamava tutti per nome, dalla musica, in tutti i suoi generi, alle vicende dei più poveri della terra… Il suo era un bisogno prorompente di umanità autentica e contraddittoria, che poi ha espresso nelle canzoni e nel suo modo di vivere e che ho sentito profondamente vicina a quella di don Giussani e di molti amici di Cl. Per questo ho molti amici, il Meeting ha molti amici, nessuno omologabile e inquadrabile in un'area di appartenenza.
Ho un amico ebreo, ci siamo conosciuti tanti anni fa. Un cattolico tradizionale pensa che prima o poi questa diversità tra noi dovrà creare una distanza. Invece no, quello che prevale è la consapevolezza che il mistero ci precede. Con lui mi trovo a mio agio, entrambi siamo consapevoli che ci ha messi insieme qualcun altro".
La mostra sui 70 anni della Repubblica — "È interessante il titolo: 'L'incontro con l'altro: genio della Repubblica. 1946-2016'. Per i più oggi, la capacità di non interrompere il dialogo con gli avversari e di accettare un compromesso, equivale a 'inciucio'. E' una grande debolezza culturale e una enorme miopia. La mostra, invece, racconta la storia dell'Italia repubblicana mostrando che la forza del nostro Paese è sempre stato l'incontro tra culture differenti, tra socialisti, comunisti, cattolici, atei…
Oggi c'è più che mai bisogno di riscoprire la forza del compromesso e il gusto di mettersi insieme per rischiare e costruire qualcosa di più grande del piccolo interesse di parte.
Questa mostra vuole fare vedere questi passaggi. La Repubblica è una serie di crisi gravissime, pensiamo alla ricostruzione, al terrorismo, alle uccisioni… La mostra è un tentativo per fare vedere, come dice Julián Carrón nel suo libro La bellezza disarmata, che l'altro è una risorsa. Mostre come questa sono tutt'altro che un tributo al potere!".
Sulla Brexit — "Penso che la cosa peggiore siano le istituzioni europee con la puzza sotto al naso quando dicono che il popolo non capisce. Diciamo la verità, in qualunque Paese, se si facesse un referendum per scegliere se rimanere o no in Europa vincerebbe chi vuole lasciarla. Perché? Non solo chi fa le regole sembra non porsi il problema del continuo peggioramento delle condizioni dei cittadini, ma non pare nemmeno di avere in animo di far qualcosa per valorizzare la loro capacità di intraprendere e produrre ricchezza diffusa.
Non è un caso: molti di coloro che guidano l'Unione hanno perso forza ideale, non percepiscono più l'Europa come unità di popolo, ma solo come organizzazione di Stati, ognuno mosso dai propri interessi corporativi.


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COMMENTI
14/08/2016 - quando 3 mila persone votano liberamente (Francesco Calareso)

«Carissimo don Gius, la scorsa settimana, in clima elettorale, nel corso di un dialogo con un collega funzionario del Comune di Milano, il nostro interesse si è concentrato sulla domanda: “Tu chi voti?”. Il collega, iscritto al Pds, mi invitava a votare il candidato rappresentato anche dal suo partito. “No, io voto Formigoni”, dissi, sicura, ma forse non troppo all'attacco. “Vedi, io sono anche vicino alla tua sponda, ma non posso votare Formigoni - rispose quello – perché è alleato di Berlusconi”. Risposi io: “Il motivo del mio voto è che Formigoni fa la mia stessa esperienza e a me interessa votare lui proprio per questo”. E l'altro: “Sai, anch'io facevo la tua esperienza [ed evidentemente incomincia a commuoversi]: Gs, il raggio, la Bassa, i ritiri a Varigotti...”, incomincia proprio a piangere, e mi dice: “Non farmi ricordare quei tempi! Mi viene una nostalgia da morire!”. Si gira e si asciuga le lacrime. Piange, a 52-53 anni». Era una lettera che don Giussani aveva ritenuto talmente significativa da leggerla a conclusione degli esercizi della Fraternità di CL del 1995. Oggi, la ragione, così semplice, addotta da quella nostra amica per votare Formigoni e avvalorata allora da don Giussani, sarebbe da deplorare perché mancante del giusto “percorso di conoscenza e di scelta”? E quella amica dovrebbe giustamente sentirsi aggregata ai 30 mila spregevoli “cammellati” che voterebbero solo in forza della semplice ragione di una appartenenza?