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MEETING/ Vittadini: da Rimini a Los Angeles, per fare il bene non serve nessuna ideologia

Giorgio Vittadini a Giorgio Vittadini a "Soul", Tv2000 (Foto Tv2000)

L'unità dell'Europa dovrebbe essere fondata su ciò per cui è stato assegnato a papa Francesco il premio Carlo Magno: il battersi perché l'Europa abbia al centro il singolo uomo concreto, reale. Se questo non avviene prevale la logica del particulare alla Guicciardini e della realpolitik alla Machiavelli. Troppo poco.
Io ho sessant'anni, dalle platee del Meeting, nel mio piccolo, posso dire di aver visto da vicino molti leader. Dai tempi di Andreotti o Kohl c'è stato un crollo verticale. Prima i leader politici avevano una visione, potevi condividerla o no, ma c'erano ideali grandi".
Cl e la politica. Carrón: "abbiamo dato dei pretesti" — "Nella vita del Movimento il tema 'egemonia o presenza' è sempre stato presente. Quando avevo 20 anni Giussani rispetto a certe tendenze lo poneva già. Anch'io ad un certo punto ho avuto la tentazione da ragazzo di pensare che solo da una posizione egemone si potesse fare qualcosa di utile per tutti. Si può fare tutto per spirito di servizio, oppure pensare che anche per fare il bene sia necessario essere egemoni. Lui ci faceva l'esempio di De Gasperi: 10 anni per prepararsi, 10 anni per servire e poi quando è stato defenestrato dai suoi compagni di partito è tornato in Trentino a morire.
Dall'altra parte, però, la demonizzazione della politica è stata altrettanto un male. Perché invece di tener presente che il male è dentro tutti, si è strumentalmente diviso il mondo in buoni e cattivi. E nel momento in cui a qualcuno è servito identificare l'intera classe politica con i cattivi, ecco che, con il buon gioco dei molti pretesti dati, è iniziato un attacco generalizzato a tutta la categoria".
Giovani e politica — "Nelle ultime amministrative, a Milano tanti giovani si sono candidati. Anche molti giovani cattolici si sono messi in gioco dietro i due candidati credibili. Io ho votato per la prima volta nel 1975 e allora la Cei diceva di votare Dc: l'endorsement era palese. Nel Movimento il pensiero più diffuso non credo proprio fosse democristiano, ma credo che i più seguirono l'indicazione della Cei. Adesso è cambiato tutto e la Cei non dà più indicazioni di voto.
In Cl c'è una fortissima discussione. Qualcuno fa fatica a capire il pensiero di don Carrón, che era già di Giussani, quando dice che anche la politica chiama a valutazioni e a scelte personali libere e che lo scopo del movimento è educare a formarsi le proprie convinzioni. Per qualcuno sarebbe più giusto sentirsi dire: "vota questo" e se non arriva alcuna direttiva sembra un di meno. Invece, quando 3mila persone votano liberamente perché hanno fatto il loro percorso di conoscenza e di scelta, valgono più di 30mila "cammellati", perché i 3mila vanno avanti e sono un fermento per tutti.


COMMENTI
14/08/2016 - quando 3 mila persone votano liberamente (Francesco Calareso)

«Carissimo don Gius, la scorsa settimana, in clima elettorale, nel corso di un dialogo con un collega funzionario del Comune di Milano, il nostro interesse si è concentrato sulla domanda: “Tu chi voti?”. Il collega, iscritto al Pds, mi invitava a votare il candidato rappresentato anche dal suo partito. “No, io voto Formigoni”, dissi, sicura, ma forse non troppo all'attacco. “Vedi, io sono anche vicino alla tua sponda, ma non posso votare Formigoni - rispose quello – perché è alleato di Berlusconi”. Risposi io: “Il motivo del mio voto è che Formigoni fa la mia stessa esperienza e a me interessa votare lui proprio per questo”. E l'altro: “Sai, anch'io facevo la tua esperienza [ed evidentemente incomincia a commuoversi]: Gs, il raggio, la Bassa, i ritiri a Varigotti...”, incomincia proprio a piangere, e mi dice: “Non farmi ricordare quei tempi! Mi viene una nostalgia da morire!”. Si gira e si asciuga le lacrime. Piange, a 52-53 anni». Era una lettera che don Giussani aveva ritenuto talmente significativa da leggerla a conclusione degli esercizi della Fraternità di CL del 1995. Oggi, la ragione, così semplice, addotta da quella nostra amica per votare Formigoni e avvalorata allora da don Giussani, sarebbe da deplorare perché mancante del giusto “percorso di conoscenza e di scelta”? E quella amica dovrebbe giustamente sentirsi aggregata ai 30 mila spregevoli “cammellati” che voterebbero solo in forza della semplice ragione di una appartenenza?