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MEETING/ Vittadini: da Rimini a Los Angeles, per fare il bene non serve nessuna ideologia

Pubblicazione:domenica 14 agosto 2016 - Ultimo aggiornamento:domenica 14 agosto 2016, 22.45

Giorgio Vittadini a Giorgio Vittadini a "Soul", Tv2000 (Foto Tv2000)

Io ho visto tanti cambiamenti. Pensa quante cose nuove son nate in questi 30-40 anni, alcune sono finite male, altre sono diventate fattori fondamentali per la democrazia. E quindi anche nei 5 Stelle di oggi ci può essere una spinta positiva, se non prevarrà l'impeto distruttivo e la calunnia a priori. Così per la Brexit, se diventa il modo in cui l'Europa si ripensa. Io non credo che nessun declino sia inevitabile".
Crisi — Si può intendere una crisi come faceva don Giussani, cioè come occasione per mettere in discussione ciò che si ha, anche la fede. La crisi non è, nell'etimologia greca, una parola solamente negativa. A maggior ragione però è importante che la gente ricominci a desiderare di costruire. Come sappiamo, il Pil italiano è fermo. Però nel nostro Paese c'è una varianza altissima. Da sole, 22mila imprese realizzano tutto l'export italiano. Perché queste funzionano così bene e le altre no? E' fondamentale, come sta facendo la Fondazione per la Sussidiarietà, andare a vedere perché quelle ce la fanno, perché in settori obsoleti nascono cose nuove che diventano multinazionali.
Occorre mettersi in discussione. Un bell'esempio l'ho sentito dal custode di Terra Santa, padre Pizzaballa. Ha raccontato che quando insegnava all'Università ebraica di Gerusalemme un giorno un professore ebreo gli disse: 'Questo libro che mi hai dato — il Vangelo — è bello, ma perché alla fine lo fate risorgere? Cristo è un uomo eccezionale, perché c'è bisogno che risorga?'. Lui ha provato a spiegarlo, poi si è detto: 'Io che sono stato in seminario da piccolo non ho le ragioni esistenziali per spiegare la Resurrezione'. E' andato in crisi, e ha dovuto ricominciare per riscoprire esistenzialmente cosa è la Resurrezione. Se sappiamo andare in crisi ogni giorno sulle nostre convinzioni nel mondo che cambia, non c'è crisi che ci fermi. La forza dell'Italia, e l'ho scoperto anche grazie alla mostra sui 150 anni dell'Unità del Paese, proposta al Meeting nel 2011, è che la crisi è stata continua: pensiamo che dopo soli 20 anni sono emigrate 20 milioni di persone, e questo però ha portato benessere, sviluppo. Poi il fascismo… due guerre mondiali… ma quel che conta è avere una forza, come si dice in Rocky 3, avere 'gli occhi di tigre', cioè una spinta a lottare, a cambiare. Se noi abbiamo gli occhi di tigre non ci ferma nessuno".
Elezioni Usa — "L'America? il Meeting la racconta così: se nessuno crede più nell'American Dream e il 25 per cento della popolazione fa fatica ad arrivare alla fine del mese, non deve stupire se prende piede il populismo, anche quello più becero. Ma allora bisogna ripartire dall'educazione perché solo una maggiore consapevolezza può aiutare la gente ad uscirne.


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COMMENTI
14/08/2016 - quando 3 mila persone votano liberamente (Francesco Calareso)

«Carissimo don Gius, la scorsa settimana, in clima elettorale, nel corso di un dialogo con un collega funzionario del Comune di Milano, il nostro interesse si è concentrato sulla domanda: “Tu chi voti?”. Il collega, iscritto al Pds, mi invitava a votare il candidato rappresentato anche dal suo partito. “No, io voto Formigoni”, dissi, sicura, ma forse non troppo all'attacco. “Vedi, io sono anche vicino alla tua sponda, ma non posso votare Formigoni - rispose quello – perché è alleato di Berlusconi”. Risposi io: “Il motivo del mio voto è che Formigoni fa la mia stessa esperienza e a me interessa votare lui proprio per questo”. E l'altro: “Sai, anch'io facevo la tua esperienza [ed evidentemente incomincia a commuoversi]: Gs, il raggio, la Bassa, i ritiri a Varigotti...”, incomincia proprio a piangere, e mi dice: “Non farmi ricordare quei tempi! Mi viene una nostalgia da morire!”. Si gira e si asciuga le lacrime. Piange, a 52-53 anni». Era una lettera che don Giussani aveva ritenuto talmente significativa da leggerla a conclusione degli esercizi della Fraternità di CL del 1995. Oggi, la ragione, così semplice, addotta da quella nostra amica per votare Formigoni e avvalorata allora da don Giussani, sarebbe da deplorare perché mancante del giusto “percorso di conoscenza e di scelta”? E quella amica dovrebbe giustamente sentirsi aggregata ai 30 mila spregevoli “cammellati” che voterebbero solo in forza della semplice ragione di una appartenenza?