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Cronaca

MEETING/ Vittadini: da Rimini a Los Angeles, per fare il bene non serve nessuna ideologia

Giorgio Vittadini a Giorgio Vittadini a "Soul", Tv2000 (Foto Tv2000)

Quest'America fa fatica a trovare la strada, perché della Clinton nessuno è entusiasta, Trump preoccupa. La crisi economica, che non smette di mordere, un atto di violenza al giorno, la depressione mentale in aumento nei college, ti dice che l'America deve ripartire dal suo sogno, un sogno che è un ideale, un'energia che muove le cose. L'America nella costituzione invece del lavoro come base ha la felicità. È stupendo, è molto di più, si deve ripartire da lì, la felicità di ogni io".
Vita consacrata a e studi — "La verginità come la pone don Giussani è 'un possesso con un distacco dentro'. Il suo effetto è un modo di amare più grande tutto e tutti, un gusto di creatività enorme. E' il dono di vedere la bellezza, l'affezione al massimo livello. Guardare una donna per il nesso che ha con l'infinito (cioè in modo verginale) è il massimo dell'espressione amorosa, più ancora che il sesso. Uno riceve e accoglie una vocazione, ma non è la vocazione ad una mancanza, è la vocazione a un di più di libertà e di gratuità.
Questo avviene anche per me, ad esempio, nell'insegnare statistica perché nelle formule si scopre in modo più radicale che nella realtà che hai davanti, c'è l'ordine, c'è il bello. Io volevo studiare storia, poi le condizioni della vita mi hanno portato alle formule della statistica, ma ne sono contento. Se devi correggere un articolo 100 volte perché c'è l'apice che manca, capisci più facilmente come la vita di tutti sia un'obbedienza: ti devi alzare e andare a lavorare, devi pagare il mutuo, occuparti del bambino, hai la nonna malata, il cane scemo, e devi obbedire a questo. La felicità è nel frammento, don Giussani diceva: 'fuori da questo ora non c'è niente". Questa è la scoperta della mia vita, nelle cose che devo fare, ogni giorno".

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COMMENTI
14/08/2016 - quando 3 mila persone votano liberamente (Francesco Calareso)

«Carissimo don Gius, la scorsa settimana, in clima elettorale, nel corso di un dialogo con un collega funzionario del Comune di Milano, il nostro interesse si è concentrato sulla domanda: “Tu chi voti?”. Il collega, iscritto al Pds, mi invitava a votare il candidato rappresentato anche dal suo partito. “No, io voto Formigoni”, dissi, sicura, ma forse non troppo all'attacco. “Vedi, io sono anche vicino alla tua sponda, ma non posso votare Formigoni - rispose quello – perché è alleato di Berlusconi”. Risposi io: “Il motivo del mio voto è che Formigoni fa la mia stessa esperienza e a me interessa votare lui proprio per questo”. E l'altro: “Sai, anch'io facevo la tua esperienza [ed evidentemente incomincia a commuoversi]: Gs, il raggio, la Bassa, i ritiri a Varigotti...”, incomincia proprio a piangere, e mi dice: “Non farmi ricordare quei tempi! Mi viene una nostalgia da morire!”. Si gira e si asciuga le lacrime. Piange, a 52-53 anni». Era una lettera che don Giussani aveva ritenuto talmente significativa da leggerla a conclusione degli esercizi della Fraternità di CL del 1995. Oggi, la ragione, così semplice, addotta da quella nostra amica per votare Formigoni e avvalorata allora da don Giussani, sarebbe da deplorare perché mancante del giusto “percorso di conoscenza e di scelta”? E quella amica dovrebbe giustamente sentirsi aggregata ai 30 mila spregevoli “cammellati” che voterebbero solo in forza della semplice ragione di una appartenenza?