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Cronaca

MEETING/ Vittadini: da Rimini a Los Angeles, per fare il bene non serve nessuna ideologia

GIORGIO VITTADINI è stato l'ospite della puntata di "Soul" domenica 14 agosto, alla vigilia della XXXVII edizione del Meeting di Rimini.Riproponiamo l'intervista di Monica Mondo

Giorgio Vittadini a Giorgio Vittadini a "Soul", Tv2000 (Foto Tv2000)

Giorgio Vittadini è l'ospite di Soul domenica 14 agosto, alla vigilia della XXXVII edizione del Meeting di Rimini. Docente di statistica all'Università di Milano Bicocca, è presidente della Fondazione per la Sussidiarietà, fondatore della Compagnia delle Opere e organizzatore del Meeting per l'amicizia fra i popoli e uno dei leader storici di Comunione e Liberazione, anche se dice senza finzioni: "Mi son trovato dentro a queste cose vivendole. Cl è l'incontro con un cristianesimo che nasce dallo stupore: stupore per una Presenza che riempie la vita di gusto, di conoscenza, di capacità di condividere e di farsi prossimo. Ho incontrato don Giussani nelle aule dell'Università Cattolica. Tutti in Cattolica, anche chi faceva economia come me, dovevano sostenere gli esami di filosofia morale. L'ho incontrato così, come professore, e mi ha affascinato come uomo, un uomo che rifaceva il percorso del cristianesimo, insieme a quelli che incontrava, senza darlo per scontato. Il contrario di un certo modo di vivere il cristianesimo che anestetizza, che tende a farti sentire "a posto". Io ho fatto tutta la trafila cattolica, senza mai interromperla, dall'educazione familiare in poi: ho fatto l'oratorio, sono andato a raccogliere la carta coi missionari, ho frequentato le scuole primaria e secondaria cattoliche, l'università cattolica… Eppure è stato sconvolgente vedere in Giussani, come poi mi è successo con papa Benedetto e papa Francesco, il coraggio di dire: 'anch'io non so tante cose, come te, però se guardiamo Cristo non rimaniamo confusi', mentre troppo spesso il bravo cattolico è quello che pensa di spiegarti lui come stanno le cose. Ci sono domande che non possono avere risposte banali. Alla domanda sul dolore, per esempio, Giussani rispondeva 'non lo so, guarda Cristo'".
"Spesso si è sentito dire che la Cdo è la holding di Cl. Non è mai esistita nessuna holding. Io ho cominciato a seguire la vita delle opere (non profit e piccole imprese) perché per me Cl voleva dire anche impegno sociale. Eravamo negli anni 70, anni difficili. Io ero un giovane universitario e mi sono messo a lavorare con la Cooperativa universitaria studio e lavoro, la Cusl, per raccogliere gli appunti delle lezioni, farne dispense e stamparle a prezzi bassi; trovare gli appartamenti a poco prezzo per chi era fuori sede; cercare di ottenere condizioni migliori per la mensa; scrivere tazebao di commento su quanto succedeva in Italia e nel mondo… Cl mi ha motivato a questa immersione nella realtà. Poi ho continuato per tutta la vita. Uscendo dall'università ho portato avanti il mio interesse per le opere nell'ambito del Movimento Popolare e poco dopo con la Compagnia delle Opere. Ho cominciato a incontrare gente di tutti i tipi, da quelli che impagliavano le sedie sulle montagne calabresi a Lorenzo Crosta, che faceva lavorare gli handicappati; da chi voleva aiutare i più poveri dei poveri e poi avrebbe costituito il Banco Alimentare, alle prime cooperative di lavoro che i miei compagni usciti dall'università cercavano di mettere in piedi…


COMMENTI
14/08/2016 - quando 3 mila persone votano liberamente (Francesco Calareso)

«Carissimo don Gius, la scorsa settimana, in clima elettorale, nel corso di un dialogo con un collega funzionario del Comune di Milano, il nostro interesse si è concentrato sulla domanda: “Tu chi voti?”. Il collega, iscritto al Pds, mi invitava a votare il candidato rappresentato anche dal suo partito. “No, io voto Formigoni”, dissi, sicura, ma forse non troppo all'attacco. “Vedi, io sono anche vicino alla tua sponda, ma non posso votare Formigoni - rispose quello – perché è alleato di Berlusconi”. Risposi io: “Il motivo del mio voto è che Formigoni fa la mia stessa esperienza e a me interessa votare lui proprio per questo”. E l'altro: “Sai, anch'io facevo la tua esperienza [ed evidentemente incomincia a commuoversi]: Gs, il raggio, la Bassa, i ritiri a Varigotti...”, incomincia proprio a piangere, e mi dice: “Non farmi ricordare quei tempi! Mi viene una nostalgia da morire!”. Si gira e si asciuga le lacrime. Piange, a 52-53 anni». Era una lettera che don Giussani aveva ritenuto talmente significativa da leggerla a conclusione degli esercizi della Fraternità di CL del 1995. Oggi, la ragione, così semplice, addotta da quella nostra amica per votare Formigoni e avvalorata allora da don Giussani, sarebbe da deplorare perché mancante del giusto “percorso di conoscenza e di scelta”? E quella amica dovrebbe giustamente sentirsi aggregata ai 30 mila spregevoli “cammellati” che voterebbero solo in forza della semplice ragione di una appartenenza?