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IL CASO/ Lo scivolone dell'Oms sulla lotta al fumo

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Avrebbe senso escludere da un dibattito internazionale sul futuro delle portualità i Paesi dotati del maggior sviluppo costiero e del maggior numero di porti? Ovviamente no. Eppure è qualcosa di molto simile che si accinge a fare l'Organizzazione mondiale della sanità, secondo una segnalazione - tra lo stupito e il polemico - di un paio di "blog" americani che vigilano, occhiuti (e probabilmente col gradimento dei colossi internazionali della sigarette), sulle mosse delle autorità mondiali sulla spinosa frontiera del contrasto al vizio del fumo e ai suoi danni alla salute.

Cos'ha fatto, dunque, la Oms - che è poi il braccio dell'Onu in materia sanitaria - di così surreale? Semplice: l'Oms pretenderebbe di escludere da un'imminente, importantissima conferenza biennale sul tabacco i delegati di decine di Paesi produttori, ovvero tutti i "rappresentanti e funzionari di... industrie del tabacco a controllo interamente o parzialmente statale, inclusi i monopoli di Stato". In particolare, "funzionari nominati ed eletti del ramo esecutivo, legislativo e giudiziario". Significa, in concreto, escludere dai lavori Paesi come la Cina, Cuba, l'Egitto, la Bulgaria, la Tailandia e persino l'India, pur essendo ospitante. La ragione? Quella di non dar spazio - nella massima sede di dibattito sulla normativa internazionale futura sul tabacco - a chi potrebbe avere argomenti difensivi. Proprio come escludere dal dibattito sulla portualità i Paesi che hanno molti porti.

La "posta in gioco" della conferenza indiana dev'essere, evidentemente, molto alta, agli occhi dell'Oms. E infatti lo è. Le imposte e le normative che verranno decise a New Delhi gradatamente, ma infallibilmente, si ripercuoteranno su ogni Paese del mondo. È chiaro però che se al momento della massima capacità normativa si esclude la parte di mondo più direttamente interessata all'argomento - cioè i Paesi produttori di tabacco - si falsano le decisioni e, verosimilmente, si compromette la loro fluida ed efficace applicazione. E perché mai? Perché, sostiene precisamente la sezione dell'Oms che si occupa di questa conferenza - in sigla, la Fctc - se partecipassero ai lavori, i Paesi produttori potrebbero impedire "che nel corso dei dibattiti politici prevalgano gli interessi della salute pubblica".

I tabacchicoltori indiani, informati di questa prospettiva, sono sul piede di guerra. Ritengono che le possibili nuove misure restrittive che dovessero scaturire dai lavori di New Delhi faranno soffrire gli operatori più poveri. Senza con questo ridurre i consumi di tabacco. Se n'è già parlato al Parlamento indiano: "Invece di dedicarsi alle difficoltà dei coltivatori di tabacco, a novembre 2016 l'India ospiterà la 7^ sessione della Conferenza delle Parti della Convenzione Quadro per il Controllo del Tabacco dell'Organizzazione mondiale della sanità", ha detto Javare Gowda, presidente della Federation of All India Farmer Association, denunciando apertamente che "questa conferenza aggraverà la miseria dei poveri coltivatori di tabacco indiani. Ci appelliamo al governo dell'India perché i coltivatori indiani partecipino alla delegazione ufficiale, altrimenti il sostentamento di milioni di persone sarà messo a repentaglio senza alcun beneficio per la salute pubblica”.


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