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Cronaca

Burkini/ Velate in spiaggia, Merkel: “il burqa è ostacolo a integrazione” (oggi, 18 agosto 2016)

Il burkini fa discutere e mentre il ministro francese Valls si schiera al fianco dei sindaci che l'hanno vietato, in Italia Alfano sceglie un approccio diverso: "Qui c'è libertà di culto"

Una donna musulmana fa il bagno con indosso il burkiniUna donna musulmana fa il bagno con indosso il burkini

La polemica sul burqa e il burqini che si è scatenata negli ultimi giorni dopo i divieti in alcune spiagge della Costa Azzurra dei costumi per le donne musulmane: ora anche fuori dall’Italia e dalla Francia sconfina la polemica dimostrando come il tema terrorismo e pericolo islamista sia molto più vivo di quanto si pensi. La cancelliera della Germania, Angela Merkel, ha da poco rilasciato alcune dichiarazioni che desteranno fortissime polemiche nelle prossime ore e settimane, specie perché il Paese tedesco accoglie e integra ogni anni milioni di immigrati di fede musulmana. «Dal mio punto di vista, in Germania una donna completamente velata ha poche possibilità di integrarsi: il burqa è un ostacolo alla integrazione piena della donna. Pieno sostegno a appoggio al ministro dell’Interno Thomas de Maiziere per l’indicare eventuali divieti parziali». Apriti cielo, la Germania contro i musulmani? Ci sarà sicuramente chi lo dirà, ma intanto il problema del burqa e del valore della donna nella religione arriva in un attimo, essendo però partiti da un “innocuo” costume per donne islamiche, l’ormai famosissimo burqini. De Maiziere intanto, come riporta l’Ansa, ha escusso un totale divieto per il burqa ma è in cantiere una legge che vieti il velo totale negli uffici pubblici, ovvero dove bisogna farsi riconoscere, ma anche in auto e alle manifestazioni.

Il caso burkini continua a far discutere, il costume delle donne islamiche di colpo è diventato un problema prima europeo e poi nazionale per via delle inevitabili polemiche politiche tra Salvini e la sinistra. In tutto questo, come spesso gli accade, prova a fare un po’ di ironia Enrico Mentana che con una battuta getta in realtà un ingombrante problema sotto gli occhi di tutti. Dopo i vari “no al burkini” reali o minacciati il direttore del Tg La7 scrive su Facebook queste parole: «Al culmine di un'estate segnata dalle ombre del terrorismo islamico e dell'emergenza migranti, l'Europa trova finalmente una guerra alla sua portata, su cui mobilitare i suoi leader, i suoi intellettuali, la sua opinione pubblica (e i suoi bagnini). Fermeremo il burkini sul bagnasciuga». Contro la Francia, contro Salvini e alcune pari della destra italiana: Mentana scatenato e in effetti l’elemento sottolineato pare quanto meno sensato da discutere. Sulla jihad sembriamo davvero inermi davanti all’orrore che tutto il mondo in questi tempi soffre però il caso e lo scandalo copia per un costume: la crisi dell’Occidente potrebbe essere spiegata anche con questa “alzata di scudi”.

La polemica del burkini impazza ancora in questa estate tra attentati e allerta terrorismo al massimo livello: tutto è cominciato con la decisione di Cannes di vietare i costumi delle donne islamiche (ribattezzato burkini) dopo i fatti di Nizza e ora in coda tutta Europa si ritrova a discutere di un caso politico prima che religioso o di “costume” in tutti sensi possibili. Interviene oggi sul Corriere della Sera in una intervista anche il segretario della Cei, Monsignor Nunzio Galantino, con considerazioni interessanti: «dobbiamo imparare a vivere insieme e questo vuol dire anche conoscenza dei simboli di altre culture e loro accettazione quando non ledano le esigenze della sicurezza. La paura dell'abbigliamento delle musulmane mi appare strumentale». Per il segretario dei vescovi italiani ogni persona ha il diritto di mostrare la propria fede anche nell’abbigliamento se lo ritiene opportuno, «ci vuole buon senso poi, penso alle nostre suore, penso alle nostre mamme contadine che lo portavano fino a ieri e alcune lo portano ancora oggi. Lo stesso, si capisce, deve valere per un cattolico che voglia portare la croce o per un ebreo che indossi la kippà. Ogni persona ha diritto a mostrare la propria fede anche nell’abbigliamento, se lo ritiene opportuno. Si vigili che non vi siano usi strumentali dei simboli religiosi, ma se ne garantisca la piena libertà, legata alla libertà di coscienza, alla libertà di opinione e alla libertà religiosa». Guerra di simboli che vanno ben oltre la religione e che in periodi come questi rischiano di gettare ancora più confusione sulla opinione pubblica: il burkini, come ha detto bene Fabrizio Cicchitto in un comunicato di Ncd oggi, non è il burka, e non copre totalmente la donna islamica.

In queste ore la polemica sul burkini in spiaggia monta sui social e sui quotidiani. A farla nascere la decisione della Francia che, ritenendolo "incompatibile con i propri valori" ha deciso di vietarlo. Secondo il premier francese Manuel Valls non è infatti un tipo di costume da bagno ma "l'espressione di un'ideologia basata sull'asservimento della donna". Una presa di posizione che ha aperto il dibattito anche nel nostro Paese. Mentre il premier francese ha espresso sostegno per il bando emesso da alcuni comuni francesi per il burkini in spiaggia, in Italia il ministro dell'Interno Alfano ha invece scelto un approccio diverso alla questione: "L'Italia è l'Italia, da noi non c'è il dilagare del fenomeno del burkini. E la Costituzione prevede la libertà di culto". Così Angelino Alfano ha preso le distanze dal premier Valls, ribadendo però ai microfoni di Rtl 102.5 che l'Italia continua la sua battaglia contro l'integralismo islamico: "Dobbiamo essere duri e severi ma non provocatori. Dobbiamo e stiamo facendo arresti, controlli, indagini ed esplusioni". Non tutti però sono d'accordo con Alfano e, soprattutto sui social, il dibattito non può che considerarsi decisamente aperto.

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