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Cronaca

HOLLANDE DAL PAPA/ E se la Francia restituisse ciò che ha "rubato" all'Europa?

Ieri il presidente francese F. Hollande ha incontrato, in visita privata, papa Francesco. Al centro del colloquio la figura di padre Hamel e la laicità della Repubblica. FEDERICO PICHETTO

Papa Francesco e François Hollande (LaPresse)Papa Francesco e François Hollande (LaPresse)

Sarebbe facile adesso iniziare a cantare vittoria. Il laicista François Hollande, fiero nemico della Chiesa, prostrato dalla guerra al terrorismo e dalla crisi economica, arriva mite a Roma da Papa Francesco spiegando che chi attacca o uccide un religioso in Francia "attacca la Repubblica". La storia ha la sua ironia ed è chiaro che sentire in queste ore le dichiarazioni del presidente francese fa sorridere: è una consuetudine tutta gallicana quella di alzare la testa contro la fede per poi essere costretti ad abbassarla davanti al Papa. I re di Francia ne sanno certamente qualcosa e la tentazione di rifugiarsi in una malcelata soddisfazione da parte nostra, eterni cugini rivali, oggi esiste, c'è.
Però non è questo il tipo di vittorie che interessano al cristianesimo. Non è la resa della Francia alla forza sempiterna della Chiesa che rende la fede un fattore di cambiamento per la nazione che si estende tra le Alpi e i Pirenei, tra il mare del Nord e il Mediterraneo. Siamo infatti di fronte al gesto disperato di un politico giunto alla sua ultima corsa, di un capo di Stato che ha rappresentato il culmine di un processo di autodisgregazione culturale incessante e inevitabile. La Francia è oggi assediata da un nemico interno, da un tumore che si è generato fra le proprie fila con l'accondiscendenza delle dotte élite d'oltralpe, invaghite di un multiculturalismo libertario che è fallito prima nel Regno Unito di Blair e poi nella "patria della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e del cittadino".
Il punto, quindi, non è applaudire o vivisezionare le parole del leader socialista in visita a Pietro, il punto è chiedersi — e chiederci — da dove ripartire. La soluzione a questa guerra non può venire da un rigurgito conservatore da cui prima o poi il continente sarà tentato, ma solo dall'educazione di un popolo. Educazione a che cosa? A concepire lo spazio pubblico non come una proprietà, ma come un luogo di incontro e di libera espressione delle culture nel tentativo — promosso anche dallo Stato — di giungere insieme ad affrontare in modo umano le diverse problematiche del nostro tempo a partire dalle "soluzioni" che sorgono e si incontrano nella realtà.
Occorre smetterla di manipolare le cose per renderle simili a sé; bisogna, invece, avere il coraggio di tornare ad imparare dall'esperienza, dal cuore dell'uomo che, alle prese con la vita, non esita a fiutare la via della pace e della verità. Perché questo accada occorre investire sulla libertà della persona, sulla capacità di movimento del corpi intermedi della società e sulla forza che un dialogo vero e onesto può generare nella storia. La Francia, insomma, deve restituire all'Europa ciò che essa stessa ha rubato al continente: la forza di una ragione vera. Una ragione che è autorevole e foriera di un processo di pace e di incontro solo se accetta l'autorità della realtà, di ciò che succede e che cresce.


COMMENTI
18/08/2016 - In Francia diversi anni fà solo 500 avvocati! (orazio bacci)

Me nè riferì un famoso avvocato d'allora.Quando mi disse che in Italia vi erano 50.000 avvocai,chi era più onesto?Tanto per bene è onesta pare........

 
18/08/2016 - Il terrore di Pichetto (Giuseppe Crippa)

Mi spiace che don Federico viva nel terrore di un popolo che pensi di poter fermare le migrazioni del nostro tempo con la politica, con gli affari, con la guerra, con l’economia. Io sopporto questa classe politica che risponde alle migrazioni con gesti di apparente apertura ma di sostanziale indifferenza e non cesso di sperare in un popolo che si dia dirigenti che assumano provvedimenti realisticamente sostenibili a favore dello sviluppo dei paesi poveri come invocato dai loro stessi Vescovi anche riportando nei loro paesi chi non è fuggito dalla violenza ma è stato attratto dal miraggio di una vita più facile che in questo momento fatichiamo ad assicurare anche ai nostri figli.