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ISLAM/ Mohamed Fadhel Mahfoudh (Tunisia): senza dialogo non c'è sviluppo

Pubblicazione:sabato 20 agosto 2016

LaPresse LaPresse

"Sono orgoglioso di partecipare al Meeting e vorrei ricordare la grande amicizia che mi lega alle organizzazioni tunisine con cui condivido l'assegnazione del premio Nobel per la pace". Con queste parole Mohamed Fadhel Mahfoudh si è presentato ieri alla conferenza stampa prima dell'incontro in salone. "Amicizia" è una delle parole che ritorna più spesso. Anche Emilia Guarnieri, presidente del Meeting, introducendo l'incontro ha ricordato le parole del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha invitato a riconoscere nell'amicizia tra i giovani un motore per le numerose sfide del presente.
L'avvocato tunisino non nasconde l'orgoglio per la nuova costituzione del Paese, sintesi di un lavoro congiunto che ha coinvolto tutte le forze politiche, e ci tiene a ricordare il ruolo svolto dalle donne tunisine nel processo di democratizzazione del paese. "Lo statuto della donna tunisina non esiste in altri paesi arabi", afferma con convinzione. È inoltre la prima volta che un premio Nobel viene conferito a un Ordine di avvocati, che attraverso il dialogo e un assiduo impegno hanno svolto un ruolo da protagonista nella transizione democratica; una sfida condivisa con il sindacato generale dei lavoratori Ugtt, il sindacato patronale Utica e la Lega Tunisina per i Diritti Umani, definita "la più antica in Africa".
Mahfoudh è grato anche per il sostegno ricevuto dall'Ordine degli avvocati italiani, ed è consapevole che c'è ancora molta strada da fare, ogni paese deve vivere la propria esperienza e trovare il suo percorso; tuttavia precisa: "Il dialogo è importante per uno sviluppo della società. Sono certo che con scambi culturali come quelli di oggi riusciremo a dire a tutti che la violenza porta solo al caos, mentre il percorso di pace passa attraverso una società civile che dia prova di forza, maturità e consapevolezza".
Una delle domande chiede ragione dei passi in avanti compiuti dalla Tunisia rispetto agli altri paesi arabi. Mafoudh si sofferma allora sull'importanza dell'istruzione e della cultura nella storia del paese, due componenti importanti fin da quando la Tunisia era un protettorato francese; entrambi questi fattori sono stati imprescindibili per ritrovare la stabilità politica odierna. Sottolinea infine come il titolo del Meeting è in piena continuità con l'esperienza vissuta in Tunisia, dove la transizione democratica è stata possibile solo grazie al riconoscimento reciproco  del bene presente nell'altro.

(Davide Amata)



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