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CENTRAFRICA/ Trinchero: cristiani e musulmani erano in pace, il potere li ha messi contro

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Papa Francesco a Bangui, in Centrafrica, nel novembre 2015 (LaPresse)  Papa Francesco a Bangui, in Centrafrica, nel novembre 2015 (LaPresse)

No. Il conflitto è nato per ragioni politiche, economiche e per una lotta per il potere, con indubbiamente interessi e influenze da parte di paesi esterni. Poi lo scontro è diventato purtroppo confessionale e la convivenza del paese è stata come avvelenata. Noi missionari abbiamo sempre avuto un ottimo rapporto con i musulmani e molte missioni (anche noi al Carmel di Bangui) o parrocchie hanno salvato la vita a famiglie di musulmani. Questa è una cosa che fa onore alla giovane chiesa del Centrafrica.

Papa Francesco quando è venuto è stato colpito dalla capacità di quella gente di "fare festa con lo stomaco vuoto". Dobbiamo ridiventare poveri per essere felici?
In questa anni ho visto gente che ha perso tutto e che ha visto la propria casa o famiglia distrutta. Ma non ho mai visto gente disperata. Gli africani hanno una capacità di resistenza alla sofferenza per noi impensabile. E anche nella sofferenza sanno sorridere e ricominciare. Basterebbe poi confrontare i dati dei suicidi in Giappone rispetto a quelli del Centrafrica per rendersi conto che la ricchezza non è automaticamente sinonimo di felicità. Non penso che bisogna ridiventare poveri per essere felici, perché la miseria è una brutta cosa che va combattuta. Forse bisognerebbe imparare dagli africani a condividere di più, ad avere pazienza, ad accontentarsi di poco, ad avere meno fretta. Dell'Occidente non mi preoccupa la ricchezza, ma la perdita della fede e la cultura contro la vita. Gli africani — che sicuramente sognano di essere ricchi come gli europei — non capiscono perché gli europei pur essendo ricchi non credono più in Dio e sono così poco aperti alla vita.

Per il papa, Cristo ci "primerea", ci anticipa. Cosa significa concretamente questo nella sua vita, in missione dove si trova?
Cristo — almeno finora! — non mi ha mai deluso e, anzi, mi ha sempre sorpreso dandomi di più di quello che avrei osato sperare. Sono ormai sicuro che Cristo sa sempre e meglio di me cosa è meglio e bene per me. E meno ostacoli o capricci frappongo a questo suo anticiparmi... più sono felice e meno la vita diventa complicata. Lo vivo ogni giorno. Anche la stessa Provvidenza, nella vita missionaria, è qualcosa con cui si ha a che fare ogni giorno... e sorprende sempre, nei modi e nelle quantità, al di là di ogni nostra umana previsione o strategia.

E questa "sorpresa" della Provvidenza, cosa significa in particolare per un carmelitano, per chi vive il carisma di S. Teresa del Bambin Gesù?
Il Carmelo in Centrafrica è una pianticella giovane, ma promettente. Molti, forse troppi!, giovani bussano al nostro convento. Sono in questo paese da sette anni e mi sono sempre e soltanto occupato della formazione dei giovani candidati alla vita religiosa. Per me è un onore e una grande responsabilità compiere questa missione così delicata e così importante per il futuro della Chiesa centrafricana. Questa missione è sempre stimolante, perché vivere con i giovani — e con dei giovani così diversi per cultura — non lascia mai tranquilli e ogni giorno s'impara qualcosa.

Padre, un'ultima domanda. Cosa le dice il titolo di questo Meeting, "Tu sei un bene per me"?
Mi piace e mi provoca nella sua disarmante e stimolante semplicità. L'altro è per me sempre un mistero, qualcosa di sacro, mai totalmente afferrabile, sempre di più di ciò che penso di avere colto. L'altro è innanzitutto ciò che è, non ciò che vorrei che fosse.



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