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CENTRAFRICA/ Trinchero: cristiani e musulmani erano in pace, il potere li ha messi contro

Pubblicazione:domenica 21 agosto 2016

Papa Francesco a Bangui, in Centrafrica, nel novembre 2015 (LaPresse) Papa Francesco a Bangui, in Centrafrica, nel novembre 2015 (LaPresse)

"L'altro è sempre un mistero; è innanzitutto ciò che è, non ciò che vorrei che fosse". Se lo dice padre Federico Trinchero, alessandrino, classe 1978, missionario carmelitano a Bangui, in Centrafrica, c'è da credergli. Ilsussidiario.net lo ha incontrato prima del suo incontro al Meeting di Rimini, previsto per oggi. Padre Trinchero racconterà la sua vita e il suo ministero nella "capitale spirituale del mondo", chiamata così da papa Francesco nel novembre scorso, quando aprì solennemente la porta santa di una cattedrale, quella di Bangui, anticipando di qualche giorno per il Centrafrica il Giubileo della Misericordia.

Padre Trinchero, a Bangui papa Francesco, durante il suo viaggio di fine 2015, ha aperto l'anno santo. Che frutti ha prodotto quel gesto?
La visita di Papa Francesco è stato sicuramente un piccolo miracolo. Per due ragioni. La prima perché fino all'ultimo la visita era incerta per il problema della sicurezza (del pontefice e dei fedeli accorsi da tutto il paese). Fino alla sera prima dell'arrivo del Santo Padre a Bangui si sparava. Se avessero chiesto a me, ad esempio, avrei probabilmente sconsigliato al Papa di venire o gli avrei suggerito di attendere tempi migliori. E invece il Papa è venuto e dal punto di vista organizzativo e per la sicurezza tutto si è svolto nel migliore dei modi.

E la seconda ragione?
La seconda ragione è che dopo la venuta del Papa, salvo episodi circoscritti, a Bangui non si è più sparato. L'atmosfera è veramente cambiata. Il Centrafrica pare aver voltato pagina. Certo: non ci facciamo illusioni e c'è molto da fare. Ma il clima è diverso e Papa Francesco ha indubbiamente contribuito a questo cambiamento.

Come'è la situazione nel paese adesso, padre Trinchero?
Dopo la venuta del Papa, il paese è riuscito a eleggere in modo democratico un nuovo presidente nella persona di Touadera. Non sono state elezioni perfette, ma comunque il popolo ha potuto esprimersi nella scelta dei propri governanti. Non ha vinto chi era considerato il candidato favorito e chi ha perso ha riconosciuto la sconfitta. Questi sono forse piccoli segnali, ma importanti per un paese che sta uscendo da tre anni di guerra e che non ha mai conosciuto una vera democrazia. Attualmente la situazione è abbastanza tranquilla. Nel mese di giugno ci sono stati degli scontri, in alcune zone del paese, ma senza degenerare o dilagare come in altre occasioni. E non bisogna dimenticare che una buona parte del paese è, di fatto, ancora sotto il controllo dei Seleka, i ribelli che hanno preso il potere nel colpo di stato del 2013. C'è molto da fare. Ed più ciò che è da costruire per la prima volta, rispetto a ciò che è da ricostruire perché distrutto dalla guerra. Ma ci sono le condizioni per iniziare l'impresa.

L'occidente si sente assediato dai profughi. Voi ne avete avuto il carmelo pieno. Ci può raccontare?


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