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JULIAN CARRÒN / Video, Il bene che cambia la storia

Il titolo di questo Meeting Il titolo di questo Meeting

Proprio guardando, come dice il Papa, le evidenze più elementari. Il bambino è più se stesso quando compare la mamma mentre piange. In un legame percepisce subito il bene che la presenza della mamma è per lui. Appena si sveglia, la cerca piangendo. Questa esperienza elementare, che tutti noi abbiamo, è all'origine. Lo dicono tutti i grandi pensatori come Balthasar, noi capiamo veramente la nostra natura di "io" nel rapporto con un "tu". Questo fin dall'inizio del vivere. Quindi, che l'altro sia un bene è all'origine del nostro essere persone. Poi, questo inizio lo viviamo in tanti momenti della nostra vita. Quello che il Papa, con la sua originalità, ci mette davanti è qualcosa che tutti possiamo riconoscere nell'esperienza elementare che facciamo del vivere. Questo è il punto di partenza per capire che quello che diciamo nel titolo del nostro Meeting non è una cosa astratta. Quando l'altro è davanti e diventa un "tu" significativo, tutti riconosciamo che è una grazia, un dono. Un bene per noi. 

 

Eppure troppe volte, dice ancora Francesco, si tende a chiudersi. Si pensa di potersi salvare da soli. È la presunzione dell'uomo moderno…

Sì. Ma dell'uomo di qualsiasi tempo. Perché anche all'inizio della storia l'uomo ha pensato di salvarsi da sé. Il peccato originale è all'inizio. L'uomo moderno lo ha amplificato. Ma è una tentazione che abbiamo tutti. Pensiamo di cavarcela meglio isolandoci, affermando il nostro individualismo, sottraendoci ai rapporti perché rendono la vita così drammatica. Ma ciascuno deve fare esperienza di questo: nessuno lo convincerà che non è così, se non perché uno fa un'esperienza positiva di rapporto con l'altro, dove l'altro è percepito come un bene. Non si risolve soltanto con un ragionamento, ma con un'esperienza in cui l'altro è percepito realmente per quello che è: un bene, che arricchisce. E che non è un limite alla mia libertà, ma una possibilità di compimento della mia verità. 

 

C'è una parola che arriva come conseguenza di questo tema: amicizia. È nel dna del Meeting. Il presidente Mattarella l'ha definita «la leva della storia». Che cosa vuol dire? È vero?

Ma certo, perché l'amicizia fa parte del rapporto originario con la realtà. La curiosità del bambino, per cui tutto lo stupisce, tutto gli è amico. È il rapporto con il tu della mamma, del papà. Tutto è positivo. È un'amicizia. Questa è la leva che fa crescere il bambino. Quando noi siamo insieme… Questa è stata la leva in tanti momenti della storia: un popolo, un'amicizia, che si costruisce nel legame con gli altri. Questo ha fatto evolvere la storia. Questo stare insieme, questo percepire l'altro come un bene. Lo abbiamo visto nella mostra sui 70 anni della Repubblica italiana: un'esperienza, un'amicizia, anche tra persone diverse che malgrado le differenze affermano qualcosa all'origine. Questa è stata la leva della storia dell'Italia. E mi sembra importante riscoprirlo quando ci viene la tentazione dei muri, di affermare ciascuno il proprio particolare, il proprio orticello, pensando che con questo risolviamo qualcosa, e invece rendiamo più faticosa la strada. 

 

Al Meeting si parla di conflitti, di grandi temi. Ma le fatiche di cui parlava sono anche quelle quotidiano di ciascuno…