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JULIAN CARRÒN / Video, Il bene che cambia la storia

Pubblicazione:domenica 21 agosto 2016 - Ultimo aggiornamento:domenica 21 agosto 2016, 22.19

Il titolo di questo Meeting Il titolo di questo Meeting

Parte da sé, don Julián Carrón, presidente della Fraternità di CL, per "reagire" alla provocazione coraggiosa, come l'ha definita papa Francesco, del tema del Meeting 2016. Un "Tu sei un bene per me" che Carrón ha vissuto anche in questi primi giorni di Fiera, tra incontri con personaggi importanti — uno su tutti quello con il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella —, ma anche con amici, tra abbracci e saluti in mezzo a stand e mostre. (clicca qui per il video integrale dell'intervista)

 

Cosa le dice questo titolo? Cos'è questo "tu"? E cosa questo bene?

Questo titolo, per me, è veramente la definizione di che cos'è la vita in rapporto con l'altro. Me ne sono reso conto nella mia esperienza quando, dovendo incontrare altri, a volte con differenti opinioni, differenti sguardi sulla vita, differenti interessi, ho percepito che mi destavano delle domande che mi facevano fare una strada e che diventava un bene per me accettare questa sfida. Ho scoperto che l'altro non era soltanto un ostacolo, ma era qualcosa che mi spalancava a capire di più, a domandarmi delle cose, a scoprire nuovi orizzonti che prima non avevo immaginato. Allora ho percepito che la realtà è amica, che l'altro è amico indipendentemente da quale sia la sua posizione. Perché ti fa diventare di più te stesso.

 

In questo senso, cosa la colpisce del Meeting, cosa ha visto?

Il Meeting è un luogo dove possiamo fare proprio esperienza di questo fatto. L'altro ci offre sempre delle prospettive, degli accenti, dei suggerimenti che ci arricchiscono. Il fatto che il Meeting sia un'amicizia con tante persone e che tante di loro sono colpite da questo luogo che consente a ciascuno di essere se stesso, avviene perché lo riconoscono come un bene. Sono contente di venire, sono contente di partecipare a un luogo dove si costruisce, in questa amicizia, qualcosa che è un bene per tutti.

 

Per esempio?

Penso a uno come Joseph Weiler, che è venuto tante volte, tanto per citare uno dei nomi più noti a tutti, e che continua a venire con assiduità. E penso a tanti personaggi che sono passati in questi anni, nella storia del Meeting, e che lo hanno riconosciuto come un luogo dove potevano essere se stessi.

 

Il Papa, nel suo messaggio, ha indicato nel dialogo e nell'incontro il cuore della «testimonianza personale creativa». Di che cosa parla?

Nell'incontro con l'altro noi non abbiamo già una definizione della risposta. È un dialogo. Un dialogo in cui dobbiamo immedesimarci con l'altro e tentativamente, creativamente rispondere al punto in cui l'altro è. Per fargli capire quello che desideriamo condividere con lui. Come un abbassarci, come fa il Mistero con noi, per offrirgli la ricchezza che abbiamo scoperto nella vita. E questo è una creatività, non è qualcosa che possiamo dire a tutti nello stesso modo, non è una ripetizione di quello che abbiamo fatto in una volta precedente. È un "tu" quello che hai davanti. E se non ti immedesimi con lui, non riesci neanche a dire certe cose che sono comuni in modo che possano raggiungere la persona nel cuore.

 

Il Papa ha anche detto che troppe volte si cede «alla tentazione di chiudersi nell'orizzonte ristretto dei propri interessi» e che «questo non è conforme alla nostra natura: fin da bambini si è portati a scoprire la bellezza del legame fra gli esseri umani». Come si realizza questo?


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