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Sposati da sessant’anni / Spara e uccide moglie malata di Alzheimer (oggi, 22 agosto 2016)

Sposati da sessant'anni, spara e uccide la moglie malata di Alzheimer, le ultime notizie di una tragedia famigliare a Carpi. News, problemi e rimorsi dopo un delitto di cronaca

Omicidio a Carpi (Foto: LaPresse) Omicidio a Carpi (Foto: LaPresse)

SPOSATI DA SESSANT’ANNI, SPARA E UCCIDE LA MOGLIE MALATA (OGGI, 22 AGOSTO 2016) - Tragedia a Carpi ma non solo per l’effetto orribile - è morta una persona - ma anche e soprattutto per la motivazione che potrebbe sottendere l’intera vicenda raccontata oggi dai media nazionali come se fosse una notizia come tante. Un anziano signore sposato da sessant’anni con propria moglie, dopo anni di malattia della consorte, oggi ha deciso di spararle con un fucile uccidendola sul colpo. Il problema è che una notizia come questa ci passa via sopra come tante altre tragedie familiari, fatti di cronaca e omicidi più o meno assurdi che travolgono le cronache quotidiane. Eppure quanto successo a Carpi ha un sapore ancora più struggente: intanto un uomo anziano nel Modenese, come ce ne sono tanti che assiste da tempo una moglie malata, in questo caso di Alzheimer, che probabilmente non lo riconosceva più. Non lo sappiamo questo ma di certo per arrivare a compiere un gesto del genere qualcosa deve essere scattato: e anche qui in tanti dicono e diranno “ennesima tragedia familiare”, oppure, “un caso di eutanasia fai-da-te, condanniamo il gesto ma il problema resta e bisognerebbe andare incontro a queste persone per far andare via verso la dolce morte chi è malato davvero” e altre questioni del genere. Noi non sappiamo cosa dire di fronte a questa tragedia di una coppia sposata da sessant’anni di matrimonio: un dolore enorme, un dramma senza fine per una vita spezzata e per un’altra che vivrà probabilmente con un rimorso senza consolazione. Eppure forse, l’unico vero elemento che potrebbe cambiare le carte in tavola, non solo prima della strage ma anche paradossalmente ora dopo l’omicidio della moglie. Non lasciare solo chi vive difficoltà del genere. Non lasciare solo nel senso letterale di accompagnare chi forse aveva teso una mano per un aiuto e ha visto un rifiuto o semplicemente chi non vuole un aiuto ma vive un peso umano e morale grande come una casa. Il senso dell’accoglienza come pratica umana e sociale: non discorsi ma mani tese, anche se dall’altra parte non ci sono le condizioni, non ci vogliono essere o peggio ancora non le meriterebbero. Un perdono che suona come una bestemmia ma che forse è l'unica cosa che può "salvare" l'umano distrutto.

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