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TU SEI UN BENE PER ME/ Bertinotti: alla fine ci tocca sempre fare i conti col Mistero

Pubblicazione:lunedì 22 agosto 2016

Fausto Bertinotti (LaPresse) Fausto Bertinotti (LaPresse)

Vede, sono sempre dentro il mio limite di ricondurre i temi trascendenti all'unica dimensione di cui credo di poter parlare, che è quella storicizzata, non dico secolare, che non è vero, ma storicizzata. "Tu sei un bene per me" non è immediato, non è più immediato, perché c'è la storia di mezzo; perché le relazioni sociali ci hanno imprigionato, perché il profitto ha preso il posto della cooperazione, perché la paura è alimentata dalla perdita dell'evidenza, perché quelle grandi agenzie formative che sono state le costruzioni democratiche del 900 sono scomparse. Quando l'uomo è ridotto all'economico tu non pensi più che possa essere un bene per te.

Va bene Bertinotti, ma il tu — l'altro — è anche sua moglie...
Ma anche lei purtroppo è immersa in questa relazione. Secondo lei non c'è rapporto tra la precarizzazione del lavoro e della condizione sociale e la precarizzazione delle relazioni familiari? Certo che c'è! E se questa prevale, il rapporto con la persona che è naturaliter un bene per te, come il figlio, il padre e la madre, non regge più. Una volta un teologo che io amo molto, mons. Chiavacci, alla domanda se l'innovazione serve Dio o Mammona, disse che serve Mammona… a meno che. In questo "a meno che" c'è il nostro compito, la ricostruzione di un destino di fraternità.



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