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TU SEI UN BENE PER ME/ Bertinotti: alla fine ci tocca sempre fare i conti col Mistero

Pubblicazione:lunedì 22 agosto 2016

Fausto Bertinotti (LaPresse) Fausto Bertinotti (LaPresse)

"E' un compito molto difficile, sa? Perché il discorso di Doninelli è più debitore alla scrittura letteraria che a quella saggistica. E se lo ascolti con la divisa mentale della spiegazione teorica rischi di rimanerne fuori, di non capire". Fausto Bertinotti, leader storico della sinistra italiana ed ex presidente della Camera, ha appena finito di ascoltare (in streaming) la relazione dello scrittore Luca Doninelli sul tema centrale del Meeting di Rimini di quest'anno, "Tu sei un bene per me".

Che ne pensa, Bertinotti?
Mi sono trovato ad ascoltare Doninelli come si ascolta un racconto. E chi, come me, è per sua formazione "imprigionato" nella scrittura saggistica, si trova nella condizione più difficile. Ma non è un ostacolo; questa diversità di forme induce di più al dialogo.

E qual è la sua opinione?
Così, senza poter leggere il testo, la mia reazione è quella di un sì-virgola-ma. Dalla prima parola all'ultima… Due punti molto forti mi sono rimasti impressi. Il valore della tua vita non è nelle mie mani, perché neanche il mio lo è. Dunque questo bellissimo senso del dono e della gratuità del mondo. Al tempo stesso, la presenza inesorabile del dato. C'è ma non ti appartiene. E' il tema del destino…

Sorpreso positivamente dunque. E i "ma"?
La vita non è nelle mie mani? Il suo valore no, ma il suo significato sì, io voglio che lo sia. Io non voglio che la mia libertà si dissolva nel destino, né che il valore della mia vita mi venga sottratto.

E il tema della libertà. "Come tu diventi davvero un tu irriducibile? — dice Doninelli —. Questo non va da sé, non è scontato, il tu può essere solo una parola".
Sì. E' vero che il destino attraverso le cose ci preme, ci sta addosso, ma al tempo stesso è vero che dobbiamo oltrepassarlo, anche utilizzando quell'imprevisto che in un certo senso è scritto nel destino, ma in un altro senso, no. Altrimenti non sarebbe imprevisto…

Vada avanti.
Insiste molto sulla relazione, che ritengo fondamentale, di io e tu. Tu sei un bene per me. Vero. Ma c'è anche il bene comune, non ci siamo solo io e tu. Il noi non si può eliminare. Poi dice: "al di là dei risvolti politici…": D'accordo: al fondo c'è un abbraccio — mi pare abbia detto così —,  è questo il rapporto diretto tra l'io e il tu, e da qui si arriva all'amore per il nemico, al "porgi l'altra guancia", il Vangelo è davvero straordinario, è la legge più profonda dell'umano. Ma siccome sei anche immerso nel "noi", sei costretto ad occuparti della tirannide e del totalitarismo, se vuoi leggere questo tempo.

Appunto. Nei totalitarismi odierni l'uomo è inutile, dice Doninelli. Nell'antica tirannide veniva schiacciato, oggi conta sempre meno, in un processo che tende ad azzerarlo.


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