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FINE AGOSTO/ Il tempo si è fermato, ma il Meeting lo fa ricominciare

Pubblicazione:sabato 27 agosto 2016

Foto dal web Foto dal web

Noi rimaniamo fino alle tre, la spiaggia diventa il deserto dei Tartari nella pausa del pranzo, i più temerari tornano solo alle due e poi di nuovo la spiaggia si riempie, in ordine, uguale. La mattina dopo il terremoto — che anche qui si è sentito e qualcuno racconta del lampadario, delle grucce nell'armadio che annunciavano il disastro, e qualcuno dice che ha telefonato a casa e tutto per fortuna è a posto — questo posto ha ancora più il significato di una risposta, di un tentativo semplice e commovente di dare un senso, di trovare una misura delle cose: le file degli ombrelloni, l'ordine delle ore con la sua scansione quasi rituale della vita, gli stessi scogli finti piazzati a pochi metri dalla costa perché il mare non divori la spiaggia, cos'altro sono se non un modo di difendersi, di farsi coraggio, quasi, davanti a ciò che invece potrebbe difficilmente essere arginato? E' davvero così sbagliato?
Lasciamo la spiaggia per raggiungere l'ultimo incontro del Meeting, i parcheggi sono quasi vuoti, si arriva fin quasi davanti all'ingresso e ci troviamo ad entrare insieme a un gruppo di suorine di Madre Teresa, insieme a Suor Serena che tra poco ci racconterà dal palco la sua vita con Madre Teresa. La Guarnieri prima dell'incontro ringrazia tutti e annuncia il titolo dell'anno prossimo, da Goethe, dal Faust. Si torna alle frasi lunghe, alle cose complicate, viene da dire: quello che tu erediti dai tuoi padri, riguadagnatelo, per possederlo. Non so se è proprio così, ma il senso è questo.
Tornando a casa, nella solita coda tra Forlì e Imola prima, nella solita coda a Bologna San Lazzaro dopo, dentro il buio che comincia a scendere su tutti noi viaggiatori dal Meeting e dalle spiagge della Romagna sempre uguale, mi sembra che il Meeting anche solo con il suo nuovo titolo, in relazione soprattutto a quello di quest'anno, racconti già qualcosa, ci dica ancora una volta la complessità delle cose, la lotta che è questa vita: dalla sottolineatura al tu, alla diversità, al dialogo di quest'anno, all'indicazione di un modo per non lasciarsi scappare via la tradizione, per vivificarla, per guadagnarsela davvero, farla diventare nostra. Nel buio dell'autostrada le luci delle macchine e dei camion sono una scia rossa quasi ininterrotta, dall'altra parte invece ci guardano gli occhi gialli delle macchine che scendono ancora verso il mare. La vita non è mica tanto diversa, non è mica tutta una cosa sola. Non so cosa potrebbero dire i professori: che la sua legge è complessa, che ci sono le contraddizioni, la dialettica. Io vedo le luci da questa parte e dall'altra, mi viene in mente il mare piccolo e protetto di questi giorni, con il piccolo rumore di quando viene e di quando va, mi viene in mente il bambino che va dentro l'acqua e la mamma sulla spiaggia che lo richiama perché non è l'ora — così come le ha insegnato sua madre e adesso lei insegna a lui, e mi pare che in fondo il titolo del Meeting del 2017 possa anche essere tutto dentro questa immagine.


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