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CONGEDO MESTRUALE / Sarà legge? Tre giorni al mese di ferie per le donne. Unindustria: "è discriminante" (oggi, 28 agosto 2016)

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Parlamento, Italia (immagine di archivio)  Parlamento, Italia (immagine di archivio)

CONGEDO MESTRUALE, SARA' LEGGE? TRE GIORNI AL MESE DI FERIE PER LE DONNE. UNINDUSTRIA: "E' DISCRIMINANTE" (OGGI, 29 AGOSTO 2016) - Polemica nel mondo politico, a causa di una proposta di legge presentata da quattro esponenti femminili del PD e che riguarda il possibile congedo per le donne che soffrono di dismenorrea. A firmare il documento sono state Romina Mura, Daniela Sbrollini, Maria Iacono e Simonetta Rubinato, ed hanno sollevato nei giorni scorsi non poche contestazioni, nonostante la proposta sia stata depositata effettivamente lo scorso aprile. La richiesta prevede un massimo di tre giorni da poter sfruttare in caso di dismenorrea, ovvero di ciclo mestruale doloroso. Sono tante le donne, evidenzia la lettera che accompagna la proposta, che soffrono al punto di non poter svolgere alcuna attività nei giorni di picco. A detta delle richiedenti, la richiesta verrebbe direttamente da diverse associazioni femminili che potrebbe andare a vantaggio delle aziende stesse. Secondo alcuni dati riportati da Simonetta Rubinato, scrive Dagospia, nei giorni in cui il ciclo provoca forti dolori, le donne sono anche meno produttive, mentre lo sono molto di più nei giorni subito successivi. Il congedo mestruale dovrebbe prevedere quindi un'indennità pari al 100%, per cui le lavoratrici dovranno essere pagate regolarmente. Una follia, secondo il Presidente di Unindustria Treviso, Maria Cristina Piovesana, che vede nel congedo mestruale un'ulteriore penalizzazione delle donne lavoratrici. "Crea disparità con gli uomini", riferisce la Piovesana, "noi abbiamo bisogno proprio del contrario, cioè di più donne che lavorano, non di meno". Senza tenere in considerazione anche tutte quelle ditte che si basano interamente sul lavoro femminile e che quindi verrebbero ulteriormente limitate nel processo produttivo. Secondo il Presidente di Unindustria il Parlamento non dovrebbe quindi procedere con l'approvazione, assicurando che le imprese tramite Confindustria si attiveranno per scongiurare un ulteriore aggravio sul bilancio. 



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