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TERREMOTO/ La tenerezza di Dio? Un piatto di tortellini per i vigili del fuoco

Pubblicazione:domenica 28 agosto 2016

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Sempre così le madri, nella sala d'attesa di un ospedale, al fornello della cucina di casa, sopra le macerie: siccome i loro ventri avvertono prima i passi del dolore, si fan trovare sul posto di battaglia con le mani rimboccate e una tavola apparecchiata. Far da mangiare è per loro una questione d'amore.
Dall'altra parte del telefono, la risposta è tutt'altro che annoiata. C'è dello stupore registrato nella voce del Vigile del Fuoco che alza la cornetta: "Signora, questa è una delle più belle telefonate che abbiamo ricevuto, queste sono le cose che ci fanno andare avanti". L'Italia è un paese straordinario dalla spina dorsale fragile, fors'anche malaticcia. Friabili sono le città, fragile la speranza, frangibile il futuro: certe sere, come questa, l'Italia è una donna tutta curva nel suo dolore. A rimetterla in piedi non saranno l'arte antisismica, le variabili del Pil, le cantilene lente delle frasi di circostanza. Per chi è smunto dal dolore, fin quasi ad essere rimasto senza forze, un piatto di tortellini val più di mille parole scarabocchiate sulla sabbia. Sono il volto bello dell'amor cortese: quello che, in punto di morte, sa sbalordire col linguaggio della gratitudine bambina. E' poco più di nulla: eppure, per chi sta tra la vita e la morte, quei tortellini sono un ricordo, un conforto. Un grazie nobile a chi, angelo di passaggio come i Vigili del Fuoco, vuol strappare alle fauci del male anche il più piccolo battito di vita.

(Qui l'audio della telefonata)



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