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TERREMOTO AMATRICE/ Il parroco: la burocrazia non tenti di prendere il posto delle lacrime

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All’inizio si è trattato semplicemente di acquisire consapevolezza di ciò che era accaduto e di fare il punto in una situazione di panico. Ho cercato inoltre di dare un minimo di speranza a chi non sentiva più da sotto le macerie alcun rumore se non ulteriori scricchiolii e cedimenti, a chi nel buio della notte aveva negli occhi solo distruzione. A questi faceva seguito semplicemente un urlo: “Ci siamo, ora arriviamo. Non ti preoccupare, ti tiriamo fuori”.

 

Quindi ha dato conforto a chi era ancora sotto le macerie?

Sì. Anche il semplice stringere la mano che usciva o il piede che ancora dava dei segni di movimento, per fargli percepire che fuori c’era qualcuno che stava operando, è stato il primo intervento significativo.

 

Perché ha deciso di venire qui anche se non è la sua parrocchia?

La mia parrocchia è limitrofa a quella di Amatrice, e in realtà siamo un’unica realtà pastorale. Ho 40 anni, qui sono il prete più giovane e raccolgo gli aneliti dei più giovani a qualcosa di simpatico, di buono, di positivo che può rappresentare la mia presenza qui.

 

Lei ha visitato le persone che dormono nelle tende o in macchina?

Da quando c’è stato il terremoto vivo anch’io in una macchina per circa un paio d’ore a notte, perché non ci è concesso altro. Occorre muoversi in modo veloce, intelligente e furtivo, nel senso positivo del termine. Dobbiamo cioè muoverci nel modo più svincolato possibile da un processo di burocratizzazione che non permette di fare nulla.

 

A che cosa si riferisce?

Io capisco che ci siano delle responsabilità, ed è naturale che sia così, anche con uomini preposti al servizio che in quanto tali devono renderne conto. Tuttavia nell’attuale situazione occorrono sinergia, grande umiltà, abnegazione, capacità di adattamento scevra da qualsiasi forma di protagonismo e da qualsiasi atteggiamento che mira a farsi percepire come uomini o servizi eccellenti. Qui infatti nessuno è eccellente, io per primo, siamo tutti soggetti importanti ma non essenziali. Su questa terra nessuno lo è, l’unico a essere essenziale ovunque è Gesù Cristo.

 

(Pietro Vernizzi)



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