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TERREMOTO/ Imprechiamo contro il male, ma nel cuore chiediamo un Amore gratuito

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Su questo punto è davvero necessario un esame di coscienza: se Dio è continuamente identificato con immagini e proprietà che nulla hanno a che vedere con quello che noi abbiamo incontrato, con ciò che Egli veramente è, qualche pretesto per queste interpretazioni, nella nostra testimonianza e nel nostro annuncio, dobbiamo averlo dato. Il Papa, nel suo composto silenzio e nelle sue misurate parole di questi giorni, ci indica una strada, uno stile: la capacità di accompagnare l'uomo, di esserci, di prenderci cura di lui senza chiedergli nulla in cambio, consapevoli che questo non capovolgerà in due minuti la prospettiva e il giudizio di molti, ma che una simile vicinanza metterà in moto relazioni e processi che, nel tempo, sono destinati a incidere nel tempo e nello spazio del mondo. Alla furia della grandine, anche di quella social, il saggio contadino si addolora, ma soprattutto ricomincia, con coraggio e con fiducia, a coltivare.
Questo, in fondo, dovrebbe dirci molto sul "metodo di Dio", sullo sguardo da mendicare in questi giorni e in ogni giorno, ossia sulla modalità con la quale anche oggi essere presenti, come sentinelle operose, sulla breccia di una città che altro non è che il nostro cuore. Un cuore drammaticamente assediato dal più spietato dei suoi nemici: il terrore di essere rimasto orfano, senza senso, senza destino, senza una Terra Promessa.



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