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TERREMOTO/ Bertolaso: subito edifici a norma, ma servono 20-40 anni

Pubblicazione:mercoledì 31 agosto 2016

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“Non si devono aspettare i terremoti per poi costruire edifici sicuri e a norma antisismica. Bisogna farlo prima che si verifichi la scossa, e questo è il compito che spetta all’attuale governo e a quelli che verranno. E’ un’attività di prevenzione che si può sviluppare nell’arco di 20-40 anni, non certo di meno”. E’ quanto afferma Guido Bertolaso, ex capo della Protezione civile nel 1996-1997 e poi ancora dal 2001 al 2011, nonché l’uomo che ha gestito l’emergenza dopo il terremoto in Abruzzo del 2009.

 

Bertolaso, sorge spontaneo il paragone tra il terremoto di Amatrice e quello de L’Aquila. Fino a che punto sono realmente simili?

I due terremoti sono stati abbinati perché entrambi si sono verificati di notte e per l’intensità che è stata abbastanza simile. Per il resto sono situazioni assolutamente diverse. A L’Aquila c’erano quasi 100mila sfollati, mentre nel Reatino e nell’Ascolano sono 2.500-3mila. I Comuni colpiti in questo caso sono tre, mentre nel 2009 il sisma aveva riguardato una città capoluogo di Regione e 14-15 Comuni circostanti. C’è stata questa suggestione dell’orario e della vicinanza geografica che ha fatto sembrare simili i due terremoti, ma agli occhi dei profani e non certo dei tecnici e degli esperti.

 

In qualche modo quello del 24 agosto è un terremoto più simile a quello dell’Irpinia?

No, quello dell’Irpinia è stato molto più potente e violento.

 

Norcia, che era stata costruita seguendo criteri anti-sismici, è ancora in piedi. Agire capillarmente su tutti i singoli Comuni è realmente possibile?

Occorre fare ciò che è stato fatto in altri Comuni di Umbria e Marche come Norcia dopo il terremoto del 1997. Non si devono aspettare i terremoti per poi costruire edifici sicuri e a norma antisismica. Bisogna farlo prima che si verifichi il terremoto, e questo è il compito che spetta all’attuale governo e a quelli che verranno. E’ un’attività di prevenzione che si può sviluppare nell’arco di 20-40 anni, e non certo di meno.

 

Da un punto di vista finanziario lo ritiene un intervento sostenibile?

Bisognerà trovare il modo. Io non sono un economista, e quindi non sono in grado di individuare quelli che possono essere i capitoli di spesa e le risorse. Sono un tecnico che si è occupato di emergenze per gran parte della propria vita, e so che questo intervento deve essere realizzato come è stato fatto in California, Giappone nonché in Paesi meno sviluppati di noi come il Cile e la Nuova Zelanda. Se lo hanno fatto loro possiamo farlo anche noi. Lo ritengo assolutamente necessario e fondamentale, sempre che non vogliamo aspettare il prossimo terremoto per ricominciare con le solite polemiche e con le solite recriminazioni.

 

L’Italia però è piena di edifici vecchi e fragili, assai più di California e Giappone.


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