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Cronaca

TERREMOTO/ "Sono viva perché il vento mi ha avvertita del crollo"

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E poi riparla del figlio che l'è venuta a prendere e che l'ha aiutata a prendere la borsa, il libro che doveva finire di leggere, e poi si è vestita un po'.
Ma quando è tornata a Roma, si è portata appresso il terremoto. "Le macerie ti rimangono dentro". Gabriella non si è lavata per due giorni. Non sa perché. Forse perché vedi, senti, che le macerie dentro ci sono e sei sporca. Sei sporca dentro. Dentro più che fuori.
Però si è messa a lavorare per ricostruire. Dice che da parte di madre è friulana e che Amatrice si è gemellata con Gemona, la cittadina oggi interamente ricostruita.
Gabriella è fatta così. Se la ascolti anche solo in questa sua intervista, capisci che ha un cuore grande. Ma non come le frasi dei cioccolatini, come deve essere il cuore: grande. Se parla di lei, parla di chi ama. E quando parla degli sciacalli ("Sono uomini, non animali. Anzi, un uomo e una donna. Due rumeni. Ma stia calmo Salvini. C'erano anche gli sciacalli italiani) capisci che è meglio se girano alla larga da Gabriella. La notte ora ad Amatrice si muore di freddo. "Ma come, anche in agosto?". Sì, ad Amatrice c'è un proverbio: "Amatrice: undici mesi di freddo e uno di fresco".
Dopo aver staccato il telefono per due giorni due, ora ci regala questi suoi pensieri. Che sanno di polvere ma anche di forza. Mentre parla Gabriella passa un signore che la saluta e con fierezza si sente sullo sfondo: "Ero su e adesso stiamo qui a raccontarlo". Raccontare è l'inizio del vivere e del ricostruire. Grazie di avercelo raccontato Gabriella.

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