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IL MILAN VENDUTO AI CINESI/ Un simbolo di questa Italia in svendita e rassegnata

Silvio Berlusconi (Lapresse) Silvio Berlusconi (Lapresse)

I personaggi di quel periodo restano indimenticabili. Rocco era un uomo di grande cultura, che mascherava con abilità dietro a un'ironica parlata triestina. Aveva studiato sia il metodo di Herbert Chapman, grande allenatore dell'Arsenal degli anni Venti e Trenta (l'inventore del Sistema) e, nessuno si spaventi, la battaglia di Canne, teorizzando il “gioco all'italiana”, il contropiede. Quando segnava “farfallino” Hamrin, diceva a qualcuno sottovoce: “E' il mio Maarbale”, cioè il capo della cavalleria di Annibale che aveva preso in contropiede e circondato i romani. Rocco diede una grande impronta a quel Milan, scherzando e schernendosi da ogni grandezza. A chi gli diceva “Vinca il migliore”, rispondeva sottovoce in triestino “Speremo de no”.

Furono quegli anni a costruire il “grande Milan”, con tifosi tanto appassionati che, quando la società entrò in profonda crisi con due cadute in serie B e una serie di presidenti-avventurieri (uno scappò a Beirut, un altro in Sud Africa), restarono ugualmente vicini alla squadra. Poi arrivò all'improvviso con un colpo di fortuna incredibile, e anche controverso, l'arrivo di Silvio Berlusconi (aveva pensato a lungo di impossessarsi dell'Inter, disse Peppino Prisco). Il nuovo presidente impostò un lavoro manageriale che contemplava potere mediatico e grande business sportivo, come un “biglietto da visita” di grande eccellenza.

I trenta anni del Cavaliere sono sotto gli occhi di tutti, per risultati e immagini. Come discutere su cinque “Coppe dei campioni” vinte e arrivare a collocare il Milan, per anni, come la vera alternativa continentale del Real Madrid? Eppure quel Milan berlusconiano era talmente straripante, talmente ricco, anche arrogante, che pareva destinato non a un riscatto storico come il Milan degli anni Cinquanta, ma all'affermazione di una ricchezza troppo ostentata, di un “gioiello” da mostrare, ma da cui poi separarsi inevitabilmente, nel momento delle prime difficoltà. Sarebbe un calcolo interessante vedere quanto Berlusconi ha dato al Milan e quanto il Milan ha dato a Berlusconi. I calcoli di popolarità, visibilità e influenza mediatica, soprattutto per un imprenditore ma anche un uomo politico, non si fanno solo con il calcolo dei miliardi.

Resta infine un dato di fatto che è caratteristico della borghesia italiana. Riesce sempre a costruire imprese di notevole qualità, arriva a rappresentare eccellenze mondiali, ma poi si dimentica di programmare con attenzione e non pensa mai a cadenzare i passi al momento giusto, soprattutto nel momento del cambio generazionale.

È evidente che il mercato, anche quello sportivo e calcistico in particolare, sia profondamente cambiato in questi anni. È altrettanto chiaro che la competizione a livello globale sia più complicata e più difficile. Ma in questi anni, si potevano forse programmare stadi di proprietà con una certa tempestività, vivai di giocatori in varie parti del mondo, attività di vario tipo, conquista di nuovi mercati televisivi. 


COMMENTI
06/08/2016 - Adessso Berllusconi prepari le chiappe. (orazio bacci)

All'uccello Baduro che il Milan non l'ha più.

 
06/08/2016 - milan (delfini paolo)

Interessantissimo articolo, ringrazio l'autore.I fanatici della globalizzazione dominata dalla finanza andranno in estasi, ha trionfato "la legittima logica del libero mercato".....