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DALLA GERMANIA/ Pro o contro Erdogan? Attenti al sogno di un islam "illuminato"

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Recep Tayyip Erdogan (Lapresse)  Recep Tayyip Erdogan (Lapresse)

In questo modo il docente vuol dire che la separazione fatta da Francesco non sarebbe sufficientemente cauta; Farouq, a differenza sua, vede nelle parole del papa la possibilità di riconoscere un musulmano come una "persona che prega, digiuna e rispetta la propria tradizione religiosa" e proprio così contribuisce alla pace del mondo. Per questo contributo non è necessario considerare la religione solo come "una cosa privata". Il sì di Farouq al papa è senza riserve perché riconosce in lui una persona che "mi ha fatto sentire ascoltato in quanto essere umano", cioè vede nel papa uno che lo riconosce come persona, la cui "stessa presenza" è importante. Per entrambi — Ourghi e Farouq — per comprendere l'islam è necessario comprendere e distinguere tra i testi (quelli canonici del Corano) e le loro interpretazioni che — anche in forza della tradizione del profeta Maometto — sono per così dire responsabili di certe interpretazioni aggressive. Viceversa, mentre per Farouq l'islam è un modo di essere uomo, per Ourghi è piuttosto una questione politica e solo come "cosa privata" ha da dire all'uomo qualcosa di importante. 

Il limite di Ourghi è di credere nell'islam solo dopo aver accettato l'eredità illuministica che vede nella religione per l'appunto una questione privata. Nonostante ciò l'analisi politica di Ourghi è certamente interessante nella sua critica alle organizzazioni turche in Germania, che difendono acriticamente le posizioni dittatoriali di Erdogan: "dobbiamo porci la domanda — dice Ourghi — su quale islam si sia stabilizzato qui in Germania. In primo luogo vorrei rendere attenti al fatto che le organizzazioni musulmane si trovano in una posizione lontanissima da quella di un islam umanistico e liberale che sola permetterebbe, in forza di una ricezione dell'illuminismo, di assumere da parte di questa religione una ruolo paragonabile a quello che hanno le Chiese nella società tedesca. Sappiamo che nelle comunità di organizzazioni musulmane come la Ditib, per esempio a Dinslaken e in altre città, nelle moschee è in atto una radicalizzazione. Nelle moschee a Dinskalen si sono radicalizzati venti membri dello stato islamico" (a sua volta la Ditib ha criticato Ourghi di essere un falso esperto esperto dell'islam, con l'obiettivo di screditarlo).

Dunque, quali criteri sono ultimamente necessari per comprendere la cristi del mondo islamico, per esempio nel rapporto tra la Turchia e la Germania, di cui abbiamo parlato all'inizio di questo articolo? Mi sembra che un islam in dialogo con il mondo cristiano, come quello rappresentato per esempio da Wael Forouq, sia più opportuno che non quello ispirato a criteri che nascano principalmente da un'analisi politica. 


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COMMENTI
07/08/2016 - Abdel Hakim vs. Wael (Giuseppe Crippa)

Ho letto con interesse (come sempre) l’articolo del prof. Graziotto col suo confronto tra le dichiarazioni di Abdel Hakim Ourghi (che non conoscevo) e quelle di Wael Farouq. Credo però che Graziotto sbagli a concentrarsi sulla frase tipicamente illuminista del primo – la religione è una cosa privata tra Dio e l’uomo – frase che fatico a credere abbia scritto e non sulla sua riflessione sul crescente radicalismo di alcune precise frange di musulmani che vivono in Germania, riflessione che richiede un certo coraggio, coraggio che non mi pare di aver ancora riscontrato nelle esternazioni di Farouq, la cui distinzione semantica tra musulmani ed islamisti non mi sembra legga la realtà in modo sufficientemente nitido. Vorrei spiegarmi meglio con questo esempio: secondo Farouq sono musulmani gli abitanti dei villaggi iracheni e siriani e islamisti i tagliagole dell’Isis che li hanno occupati ma i cristiani e gli yazidi che ne sono stati scacciati, quando non massacrati, non mi risulta abbiano notato nel momento di quell’orrore alcuna differenza.