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Cronaca

DALLA GERMANIA/ Pro o contro Erdogan? Attenti al sogno di un islam "illuminato"

Lo scontro tra la Germania e la Turchia sull'accordo riguardante i profughi si intensifica. E pone la domanda: quale islam in un paese laico? Dalla Germania ROBERTO GRAZIOTTO

Recep Tayyip Erdogan (Lapresse)Recep Tayyip Erdogan (Lapresse)

LIPSIA - Lo scontro tra la Germania e la Turchia sull'accordo riguardante i profughi si intensifica. Il vice cancelliere Sigmar Gabriel (Spd) ha detto con insolita durezza: "La Germania non si può far ricattare da Erdogan", come reazione a ciò che aveva detto il ministro degli Esteri turco Mevlüt Cavusoglu, dando alla Germania l'ultimatum: o i turchi possono raggiungere l'Europa senza visto oppure cessa l'accordo sui profughi. Questa è solo la punta dell'iceberg. I rapporti tra la Germania e la Turchia sono molto tesi. La Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz) ha commentato, nell'edizione del fine settimana scorso, la manifestazione pro Erdogan alla fine del mese scorso con 20mila turchi a Colonia nel modo seguente: in Germania "nessuno deve dimenticare le sue origini e tradizioni. Ognuno qui può ascoltare media stranieri e per esempio fare una manifestazione di piazza per il presidente Erdogan. Ma qui non siamo in Turchia. Chi vive qui, anche se si sente in modo giuridico o di fatto legato alla Turchia, non è la quinta colonna di Ankara". 

In un'intervista al Deutschlandfunk Abdel-Hakim Ourghi, musulmano di origine algerina, direttore dell'Istituto di teologia islamica nella Pädagogische Hochschule di Friburgo, ha commentato così lo stesso evento: "è fatale vedere che la seconda e la terza generazione di uomini originari della Turchia, che sono stati socializzati in Germania, vadano in piazza, com'è successo a Colonia, per gli interessi di un tiranno che semplicemente ed arbitrariamente mette in galera giornalisti, giudici e scienziati. Questi uomini che scendono in piazza per difendere la democrazia o i diritti degli uomini sostengono un tiranno con posizioni estremamente conservatrici. Erdogan è un dittatore che confonde il nazionalismo con l'islam".

Wael Farouq, in una recente intervista su questo giornale, ha dato criteri più precisi ed articolati di Abdel-Hakim Ourghi, che difende una visione liberale dell'islam in cui la religione è una questione privata. Per il professore musulmano Farouq vale questa distinzione: "I musulmani sono le persone di fede islamica. Gli islamisti sono quelli che trasformano la religione in ideologia e sono pronti a morire e uccidere per renderla dominante. Una persona che prega, digiuna e rispetta la propria tradizione religiosa è un musulmano, ma una persona che considera la propria tradizione religiosa come un progetto politico per purificare le altre tradizioni (che ritiene corrotte) è un islamista. L'islam politico non è una scelta che si fa per se stessi, è una scelta che si cerca in tutti i modi di imporre agli altri. Cogliere questa grande differenza è il primo passo per affrontare l'ideologia dell'Isis". 

Se le cose che dice Abdel-Hakim Ourghi sono vere, come a me sembra, i criteri proposti da Farouq permettono anche di comprendere Erdogan e non solo l'Isis, perché anche il presidente turco confonde nazionalismo e islam. Per Ourghi però la religione (per esempio l'islam) è "piuttosto una cosa privata, personale come legame tra Dio e l'uomo" e non l'espressione anche pubblica di "una persona che prega, digiuna e rispetta la propria tradizione religiosa" (Farouq). È interessante approfondire la differenza tra i due studiosi dell'islam nei confronti delle recenti affermazioni di papa Francesco su guerra e religione.  Sebbene Ourghi abbia rispetto per il Santo Padre, sarebbe molto più cauto di lui nel dire che la guerra che vediamo non è una questione di religione: "insomma se parliamo del papa, sento (…) che non si pone sugli altri e che non vuole giudicare una religione monoteistica. Questo ha a che fare con con l'amore cristiano e con l'amore del prossimo. Ma noi mussulmani affermiamo che l'islam si trova al momento in una crisi di senso e che gli islamisti, o se si vuole l'Isis, pregano in moschee e si richiamano al Corano e alla tradizione del profeta e legittimano così la violenza e si considerano come musulmani".


COMMENTI
07/08/2016 - Abdel Hakim vs. Wael (Giuseppe Crippa)

Ho letto con interesse (come sempre) l’articolo del prof. Graziotto col suo confronto tra le dichiarazioni di Abdel Hakim Ourghi (che non conoscevo) e quelle di Wael Farouq. Credo però che Graziotto sbagli a concentrarsi sulla frase tipicamente illuminista del primo – la religione è una cosa privata tra Dio e l’uomo – frase che fatico a credere abbia scritto e non sulla sua riflessione sul crescente radicalismo di alcune precise frange di musulmani che vivono in Germania, riflessione che richiede un certo coraggio, coraggio che non mi pare di aver ancora riscontrato nelle esternazioni di Farouq, la cui distinzione semantica tra musulmani ed islamisti non mi sembra legga la realtà in modo sufficientemente nitido. Vorrei spiegarmi meglio con questo esempio: secondo Farouq sono musulmani gli abitanti dei villaggi iracheni e siriani e islamisti i tagliagole dell’Isis che li hanno occupati ma i cristiani e gli yazidi che ne sono stati scacciati, quando non massacrati, non mi risulta abbiano notato nel momento di quell’orrore alcuna differenza.