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Cronaca

ABORTO/ Obiezione di coscienza, il dramma di una sentenza che uccide la libertà

Una recente sentenza del Tar Lazio ha stabilito che l'obiezione di coscienza non può essere utilizzata nei consultori. La libertà affermata a parole viene negata nella sostanza. PAOLA BONZI

Marcia per la vita a Roma (LaPresse)Marcia per la vita a Roma (LaPresse)

In questi giorni si parla della sentenza del Tar Lazio che nega ai medici obiettori la libertà di operare nei consultori laziali. Che cos'è la libertà? Se lo chiede Giovanni nel capitolo 19 del suo vangelo, dove Pilato interroga Gesù di Nazareth. Libertà è un concetto estremamente difficile da definire, oserei dire quasi impossibile. Per me libertà è la capacità di aderire al Bene facendone quasi cosa mia, motivo di vita.Noi però ci chiediamo se i termini "legale" e "lecito" siano sinonimi: è legale praticare un aborto volontario ma la pratica dell'aborto non è lecita. Quest'idea potrebbe sembrare abbastanza peregrina. Che cosa cambia nella nostra vita se interrompere una vita sul nascere è legale o lecito? Apparentemente nulla. Ma io sono profondamente convinta che sia una specie di nodo della "questione": la vita o la morte.
Per noi adulti responsabili la risposta è piuttosto lineare; tranne alcuni casi sull'eutanasia o sul testamento biologico, risulta immediata la scelta di vita. Non è quasi mai così, però. A cominciare dai bambini da poco concepiti, non è possibile agire la libertà di scelta. Altri stabiliscono se possono continuare a vivere oppure no. Ancora nella categoria dei medici si dibatte su questa forma di libertà. Ai medici infatti viene chiesto: sei disponibile a dare la morte? L'obiezione di coscienza è un fatto fortemente doloroso. I medici per la vita che vogliono continuare a svolgere il proprio lavoro sembra debbano dire di sì. E' libertà, questa? E' aderire al Bene? Sono proprio convinta di no. Delle azioni umane giudice supremo è la coscienza, che per la morale cristiana si definisce cerziorata, cioè confrontata con i principi di verità e con le persone che di questo sono maestre.
I medici ai quali viene rivolta questa domanda non possono rispondere negativamente, se vogliono continuare a svolgere il loro lavoro. Non posso dimenticare un medico di mezza età che dopo una mia conferenza disse: "Lei crede che io sia contento di praticare aborti? Mi sento le mani insanguinate e sarei felice di non doverlo più fare. Ma vi sono costretto per poter mantenere la mia posizione in ospedale".
Un'altra volta, durante una festa per la vita, avevano invitato un ex "grande abortista" a raccontare la sua esperienza. Suonavano tante canzoni, i più giovani si divertivano inseguendo le note e anche il prestigioso invitato muoveva le mani a ritmo di musica. Ricordo molto chiaramente la mia impossibilità di guardare quelle mani piene di vita che avevano causato tante morti. Anche alla Mangiagalli, dove presto la mia opera di volontariato, un ottimo medico ha fatto obiezione di coscienza dopo migliaia di aborti.


COMMENTI
09/08/2016 - Pensiero morale (claudia mazzola)

Mi guardo allo specchio e penso: e se la tua mamma ti avesse abortito? Grazie a Dio, no...