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SPILLO/ Il coraggio (che manca) di vivere in pace: la lezione di Muhammad Ali

Cassius Clay/Muhammad Ali (1942-2016) (LaPresse) Cassius Clay/Muhammad Ali (1942-2016) (LaPresse)

Ecco perché credo sia stimolante riproporre almeno un paio di pensieri di grande attualità. Uno sull'odio. E non possiamo non pensare agli innumerevoli attentati che hanno funestato questo 2016 e alle guerre tutt'ora in corso in tanti paesi vicini e lontani a noi. "Tutto questo odio nel mondo — dice Ali — è sbagliato. Scordiamoci le nazioni, il colore della pelle, le diverse religioni. Siamo tutti uguali, tutte creature di Dio. L'unica cosa che rende un uomo migliore di un altro è la bontà delle sue azioni agli occhi del Creatore. È solo lui può giudicarle. Il giudizio non spetta a nessun altro, In questo paese (gli Usa, ndr) c'è stato qualche progresso nella convivenza tra popoli differenti, ma l'odio non è sconfitto. E odiare qualcuno per il colore della pelle è sbagliato, sempre e comunque. Le persone devono imparare a vivere in pace tra loro, a prescindere dal colore". 

La seconda riflessione del grande campione è sulla fame nel mondo. Una prospettiva, apparentemente diversa dalla prima, ma in realtà profondamente collegata e che sta, fortunatamente, diventando sempre più centro di discussione in tema di etica, impresa e rapporti tra gli Stati. "Mi preoccupa la fame nel mondo. Perché la fame non è solo bisogno di mangiare: ti fa ammalare, ti impedisce di lavorare, non riesci a studiare perché sei troppo debole per concentrarti… Nessuno dovrebbe essere costretto a dormire per strada… La gente dice che sperpero i miei soldi. Ma come si fa a camminare per la strada, vedere una signora anziana talmente affamata da rovistare nei bidoni dell'immondizia, e passare oltre senza darle qualcosa?". 

In agosto sono stata per la prima volta al Meeting di Rimini dove il tema centrale era: "Tu sei un bene per me". Mentre seguivo conferenze e vedevo mostre sull'immigrazione, i carcerati, le imprese e tanto altro ancora, continuavano a tornarmi in mente i gesti le parole di Ali: "Impossibile è niente". Mark Twain scriveva "E' strano come il coraggio fisico sia tanto comune e quello morale tanto raro". Forse dovremmo ripartire da qui per dialogare con gli altri. Da qualunque posizione partiamo e dovunque vogliamo concludere il nostro viaggio.

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