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SPILLO/ Il coraggio (che manca) di vivere in pace: la lezione di Muhammad Ali

"L'unica cosa che rende un uomo migliore di un altro è la bontà delle sue azioni agli occhi del Creatore". la forza e il coraggio di Muhammad Ali, una lezione per l'oggi. LUCIA ROMEO

Cassius Clay/Muhammad Ali (1942-2016) (LaPresse) Cassius Clay/Muhammad Ali (1942-2016) (LaPresse)

Il 3 giugno di quest'anno, all'età di 74 anni si è spento uno dei giganti delle sport mondiale. Per qualcuno il più grande di tutti: Muhammad Ali. Non solo uno sportivo eccezionale che ha saputo riconquistare per ben tre volte il titolo mondiale dei pesi massimi e con una carriera incredibile (56 vittorie su 61 incontri), ma anche un uomo che con le sue scelte politiche (memorabile la sua battaglia contro la guerra in Vietnam che gli costò la cancellazione del titolo e tre anni di lontananza dal ring) ma anche con le sue posizioni religiose (con la conversione all'islam) e le battaglie per i diritti dei neri è diventato un'icona. 

Nato con il nome di Cassius Clay il 17 gennaio del 1942, ha segnato profondamente la storia dei suoi tempi e fino all'ultimo, anche nella malattia (il morbo di Parkinson, ndr) che ha reso difficile la sua vita dal 1984 in avanti, è stato al centro dell'attenzione politica e mediatica mondiale. Nei nostri tempi, fatti di grandi tensioni interculturali, le sue parole possono essere un punto di partenza per provare ad affrontare la cultura del diverso da un altro punto di vista. 

Intanto per la sua convinzione che tutto potesse essere possibile. Oggi si sente sempre più spesso dire che trovare la pace sia un sogno, una chimera. Che il dialogo tra i popoli, tra est e ovest, tra nord e sud, tra ricchi e poveri, tra religioni e lingue differenti non sia più possibile.  "Impossibile — dice Ali nella biografia scritta da Thomas Hauser — è solo una grossa parola pronunciata da piccoli uomini, che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato piuttosto che lottare per cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto. È un'opinione. Impossibile non è una regola. È una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre. Impossibile è niente". Questa sua determinazione ha fatto dire a Bob Dylan: "Ha instillato coraggio e paura nel cuore degli uomini e rimane un faro di forza ed indipendenza. Ha dimostrato che si può lottare per i propri principi contro forze soverchianti e vincere". 

Le 577 pagine della sua biografia contengono molti spunti di riflessione che meritano di essere letti e che possono essere la base di discussioni che non devono necessariamente essere a senso unico. Certo, Ali è evoluto nel tempo e con lui le sua posizioni, sia nella carriera sportiva che nella vita familiare e in quella religiosa. È' stato un uomo che ha fatto errori. Come tutti. Quello che colpisce, però, nelle parole degli intervistati è la sua determinazione e la volontà di mettere sempre l'essere umano al centro dell'attenzione. Innumerevoli gli episodi di donazioni, regali, o semplicemente di tempo concesso a gente povera e disperata che non conosceva neppure.