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Catturandi / L'elite della squadra mobile di Polizia: i dubbi sulla cattura di Totò Riina (oggi, 12 settembre 2016)

Catturandi, la squadra mobile della Polizia che indaga sui grandi boss latitanti. Si deve a loro l'arresto di Provenzano e Lo Piccolo. News del 12 settembre 2016.

Immagine d'archivio (LaPresse) Immagine d'archivio (LaPresse)

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Poliziotti che si muovono dietro le quinte e che eppure assicurano alla giustizia pericolosi latitanti mafiosi. E' quanto sottolineato da I.M.D. alias di uno dei coraggiosi agenti della Catturandi in un'intervista a La Repubblica. E' bene specificare infatti che questa particolare sezione della squadra mobile della Polizia si occupa solo di mafiosi in fuga, mentre per altri tipi di reati vengono interessate altre sezioni. In uno dei suoi libri, I.M.D. ha voluto anche ribadire che la cattura di Bernardo Provenzano, considerato fino a quel momento uno dei più irraggiungibili fra i leader di Cosa Nostra, è stata rallentata dall'impiego di numerosi mezzi ed uomini a sua protezione. L'agente ha inoltre aggiunto che rimangono ancora presenti nei cittadini ed alcune istituzioni alcuni dubbi riguardo alla mancata perquisizione di Totò Riina, in seguito alla sua cattura. Non è una cosa tuttavia che ha vissuto da vicino, dato che "in diciott'anni di attività in Polizia e in particolare di ricerca e arresto dei latitanti, a me non è mai capitato di non poter fare una perquisizione nel nascondiglio, quando individuato, di un boss fuggitivo". Esistono ancora dei punti interrogativi nel rapporto fra Stato e mafia, come per esempio la scomparsa dell'agenda di Paolo Borsellino oppure l'attentato sventato a Giovanni Falcone mentre si trovava nella sua villa dell'Addaura. "Spero vivamente che il processo imbastito e portato avanti con determinazione dalla Procura di Palermo", continua, "sensibilizzi qualcuno o stani chi sa ciò che è accaduto davveo e fino a ora non ha parlato". 

In vista dell'esordio della fiction Catturandi, in onda su Rai1, l'attenzione si è spostata proprio sulla omonima squadra d'élite della Polizia mobile, con riferimento alla vita degli agenti coinvolti, tra rischi e identità in incognito. La squadra Catturandi, come sappiamo, si occupa della ricerca di latitanti, spesso pericolosi. Panorama, qualche anno fa, ha dedicato ampio spazio a questi poliziotti che nonostante tutte le precauzioni del caso spesso sono comunque minacciati dalla mafia. Giuseppe Tiani, segretario generale del Siap, aveva confermato in merito ai quattro agenti della squadra speciale presi di mira dai criminali: "Gli agenti minacciati possono essere stati pedinati da qualcuno che ha scattato le foto e ha scoperto a quale nucleo appartengono. Le informazioni riservate forse sono arrivate da elementi deviati dello Stato in mano alla mafia oppure infiltrati in qualche associazione antimafia che partecipa agli incontri con le forze dell’ordine. Sono tutte ipotesi plausibili". Questi sono solo alcuni dei numerosi rischi nei quali questi agenti vanno incontro ogni giorno.

La Catturandi, squadra mobile con il compito di indagare sulla criminalità organizzata e catturare i maggiori criminali latitanti sul nostro territorio, godrà stasera di un'enorme popolarità grazie alla fiction di Rai1 incentrata proprio sul lavoro della squadra nella lotta contro la criminalità. Considerata la squadra dell'élite della Polizia, la Catturandi ha spesso vissuto le pagine più nere della storia del nostro Paese. Quella attiva a Palermo, dal 1995 ad oggi ha catturato una trentina di pericolosi latitanti e sgominato la Cupola di Cosa Nostra. Chi vi fa parte spesso è senza identità, con il volto coperto da un passamontagna per motivi di sicurezza personale. Nel 2014 Repubblica.it raccontava la vita di un poliziotto della Catturandi a Palermo conosciuto con l'acronimo di I.M.D. e autore del libro La Catturandi oltre la fiction. E' uno dei massimi esponenti della squadra tale da aver partecipato ad arresti eccellenti tra i quali, Bernardo Provenzano, Giovanni Brusca, Sandro e Salvatore Lo Piccolo, e tanti altri. Oggi, poco più che quarantenne, dopo essere stato promosso per tre volte per merito straordinario, si occupa di mafie straniere e prostituzione. Il poliziotto in incognito ha raccontato in merito alla sua esperienza nella Catturandi: "E' stata entusiasmante, unica nel suo genere. E, aggiungo, faticosa ma premiante. Va ricordato che questa sezione della Squadra Mobile di Palermo dal 1995 a oggi ha ottenuto il 100% di risultati positivi. In un ventennio, oltre trenta pericolosissimi mafiosi fuggiaschi (tra i quali Bernardo Provenzano, Vito Vitale, Giovanni Brusca e Salvatore e Sandro Lo Piccolo) sono stati arrestati. E' finita in carcere l'intera cupola di Cosa nostra, se si escludono Totò Riina e pochi altri boss, presi dai nostri "cugini" carabinieri". La loro identità resta segreta per motivi di sicurezza e per la pericolosità delle operazioni nelle quali sono coinvolti e dai quali spesso sono giunte molte intimidazioni.

Le squadre mobili della Polizia risalgono agli anni '40 e la loro istituzione la si deve a Mario Nardone, il Commissario di Pubblica Sicurezza in forze in quel periodo. In seguito alla riorganizzazione interna del 2008, le squadre mobili sono state riorganizzate in fasce: la Catturandi corriponde alla prima sezione della Fascia A, B e B1, presente nelle questure di Napoli, Milano, Roma e Palermo, ma anche a Trapani, Sassari, Salerno, Verona, Cagliari, Brindisi e molte altre. E' compito della Catturandi indagare sulla criminalità organizzata e catturare i più grandi latitanti del nostro territorio. In particolare nella prima serata di questa sera di Rai 1, andrà in onda la fiction Catturandi - Nel nome del padre, diretta da Fabrizio Costa e con Leo Gullotta, Vincenzo Amato, Anita Caprioli e Massimo Ghini. L'interesse pubblico della Catturandi risale tuttavia anche agli anni passati, grazie a diversi libri scritti spesso proprio dagli stessi agenti in borghese che la compongono. Fra questi "La catturandi oltre la fiction" di I.M.D., alias usato per nascondere la vera identità dell'agente, oppure "Catturandi. Da Provenzano ai Lo Piccolo. Come si stana un pericoloso latitante". Come ogni squadra mobile, la Catturandi risponde inoltre direttamente alla Sco, ovvero il Servizio Centrale Operativo della Direzione Centrale Anticrimine, con un particolare compito. Ha infatti finalità investigative e di raccolta prove di vari tipi di reati. Le 103 questure presenti oggi sul territorio italiano vengono raggruppate inoltre in Divisioni, come nel caso delle più grandi città. La Catturandi può vantare la collaborazione alla cattura di Bernardo Provenzano, Brusca, Aglieri ed i Lo Piccolo, oltre a molti altri dei più grandi e pericolosi boss mafiosi. Ha partecipato con ruolo attivo alle indagini sui piani alti della Cupola di Cosa Nostra, ma anche di Salvatore e Santo Cristaldi, Salvatore Laudani, Francesco La Rosa, accusati di spaccio di droga ed usura e catturati il 19 gennaio di quest'anno. 

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