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Cronaca

LA STORIA/ Laura, paralizzata, dalla Sicilia a Roma per incontrare il papa

Laura Salafia, ferita da una pallottola vagante il 1° luglio 2010, è paralizzata e muove solo la testa. Sabato ha potuto finalmente incontrare il papa. Il racconto di GIUSEPPE DI FAZIO

Papa Francesco bacia Laura Salafia (Foto d'archivio)Papa Francesco bacia Laura Salafia (Foto d'archivio)

Sabato 10 mattino, quando dal sagrato della Basilica di San Pietro ha visto Papa Francesco scendere verso la sua Laura, per abbracciarla e salutarla, Nino Salafia non ha potuto trattenere le lacrime. I suoi occhi sono presto divenuti raggianti per la commozione, come non avveniva da lunghissimo tempo.

Nino Salafia, quasi 80 anni, è un siciliano di poche parole. Dal 2010, da quando capitò l'"incidente" che coinvolse sua figlia Laura, vive silente al fianco della giovane donna costretta a stare a letto o in carrozzella senza essere più padrona del proprio corpo dal collo in giù. Sempre pronto a cogliere qualsiasi cenno della figlia e a rispondere a ogni suo bisogno, ha vissuto il viaggio a Roma come un pellegrinaggio della rinascita. 

Laura lo desiderava da tempo. A giugno scorso, in occasione del suo 40esimo compleanno, festeggiato assieme a quello di un'amica con una festa nella terrazza del Museo Diocesano di Catania, Laura aveva espresso un desiderio all'apparenza di difficile attuazione: andare a Roma per il giubileo e incontrare il Papa. Ora che quel desiderio si avverava poco contavano i sacrifici del viaggio, la sveglia all'alba, la difficoltà di raggiungere Piazza San Pietro, le circostanze che sembravano remare contro. Ma la determinazione di Laura, dava coraggio anche a lui e a mamma Enza.

Anche in questa occasione papà Nino ha parlato soprattutto con gli occhi. Malinconici la sera prima dell'evento di Piazza San Pietro per la fatica che scorgeva sul corpo di Laura. Preoccupati durante il lungo tragitto dalla struttura del pernottamento a San Pietro, per il ritardo che rischiava di far saltare tutto. Sfavillanti dopo l'incontro con Francesco e la visita alla Basilica di San Pietro.

Per 30 anni papà Nino ha svolto il lavoro di operaio: caposquadra alla Montedison di Priolo. "Ma la fatica del lavoro non è paragonabile — racconta — a ciò che mia moglie e io abbiamo dovuto portare negli ultimi sei anni.

Il primo luglio 2010 una telefonata ha cambiato la vita di Nino ed Enza Salafia. "Presto, venite a Catania, vostra figlia è in rianimazione". Da quel giorno Nino e la moglie Enza hanno detto addio alla vita tranquilla di paese a Sortino, nel Siracusano, alle passeggiate con gli amici, alle domeniche in campagna, e si sono imbarcati in un'avventura dai contorni imprevedibili. Per loro è cominciata un'esistenza sul filo del rasoio, attendendo e pregando. Prima perché Laura potesse superare positivamente la prova della rianimazione, dove una pallottola vagante l'aveva portata proprio nel giorno che doveva essere di festa per il felice esito di un esame universitario. Poi i lunghi mesi della riabilitazione al centro specializzato di Montecatone, nei pressi di Imola. Quindi il trasferimento all'Unità spinale dell'Ospedale Cannizzaro di Catania. E papà Nino sempre lì, con Enza, accanto alla figlia. A vegliare e offrire assistenza.