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TIZIANA CANTONE/ E la giovane violentata a Rimini: perché farsi usare per sentirsi vive?

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Giovani in discoteca (LaPresse)  Giovani in discoteca (LaPresse)

La fame di essere visti o di vedere gli altri, tuttavia, non è di per sé una perversione, ma è il segno del bisogno infinito di un'umanità che non basta a se stessa. C'è in ogni persona l'esigenza di un Altro da contemplare e da cui essere contemplati e questa esigenza, censurando completamente Dio come possibilità di risposta, cerca nell'altro, o addirittura in sé, un surrogato plausibile in grado di esprimere tutto l'amore e il dolore che ciascuno si porta dentro. 

Non si esce da questo tranello con un'educazione al "corretto" utilizzo dei social, ma solo con un aiuto concreto a crescere in umanità, con un'appartenenza esistenzialmente vissuta ad un Amore presente, un Amore che vada al di là di ogni male e di ogni dolore per restituirci il nostro vero volto e la consapevolezza, quindi, di essere amabili. 

Una volta Montale ebbe a dire: "Tentai di essere un uomo e fu già troppo". Oggi, a distanza di trent'anni da quella frase, forse si deve ammettere che per Tiziana, e per la ragazza minorenne vittima dello stupro, tentare di essere umane non era un mero esercizio intellettuale o morale, ma la condizione essenziale per poter vincere il nulla che le ha divorate. E che, senza dubbio, ha riempito anche il cuore dei loro colpevoli aguzzini.

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COMMENTI
15/09/2016 - DIRITTI DI FAMIGLIA (Giuseppe Schillaci)

Ringrazio Don Pichetto per aver sottolineato la vera dinamica della vicenda, che consiste nel "lasciarsi ridurre a mero pezzo di materia, disponibile per tutti". Sono meno d'accordo quando dice che dovremmo sorvolare sulla nazionalità (albanese) dello stupratore ("specchietto per le allodole"). La cosificazione della donna nella società occidentale è il prodotto di due processi apparentemente opposti ma in realtà convergenti. Da un lato l'ideologia pansessualista secondo la quale, una volta rifiutata la non negoziabilità della dignità della persona, l'altro/a diventa disponibile a soddisfare i miei "diritti" (o voglie?). Dall'altro l'affermazione del diritto familiare islamico, regolato dalla Sharî'a, secondo il quale le donne sono ad un livello inferiore rispetto all'uomo. Ad esempio, il matrimonio è monoandrico ma poliginico, è regolamentato come i contratti di compravendita (della donna), può essere celebrato (secondo la scuola shafi'ita) anche in assenza del consenso della sposa, e la donna (a differenza dell'uomo) non può sposare un non-musulmano, a meno che questi non si converta all'islam. Certo, si obietterà con ragione che si tratta di episodi singoli a partire dai quali è rischioso generalizzare, ma le molestie di massa avvenute lo scorso capodanno a Colonia dimostrano che l'integrazione del diritto di famiglia islamico con quello dei Paesi occidentali è più difficile di quanto il pensiero dominante induca a credere.

 
15/09/2016 - Contro il nulla! (Roberto Graziotto)

Contro il nulla un'appartenenza esistenzialmente vissuta ad un Amore presente! Caro Federico, ti ringrazio in modo particolare per la seconda parte dell'articolo che coglie nel cuore del tempo in cui ci è dato di vivere; è un tempo come aveva previsto in modo grandioso Walker Percy in cui l'astrazione, anche per chi appartiene ad una vita ecclesiale, diventa sempre più grande. Chi non capisce questo non capisce nulla di cosa succede oggi anche nel cuore della Chiesa. Come mai un sacerdote si lascia andare in un rapporto con una donna pur essendo lei forse legata ad un altro uomo? Come mai un cinquantenne sposato in chiesa va via con una giovane e lascia la sua famiglia? Non rispondo ora, ma vedo che stiamo pensando sul "filo del rasoio" la stessa cosa. Grazie della tua amicizia!