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TIZIANA CANTONE/ E la giovane violentata a Rimini: perché farsi usare per sentirsi vive?

Pubblicazione:giovedì 15 settembre 2016

Giovani in discoteca (LaPresse) Giovani in discoteca (LaPresse)

Nelle tormentate vicende di Tiziana Cantone — la trentunenne suicidatasi dopo che lei stessa aveva diffuso alcuni video hard che la vedevano protagonista, ottenendo l'effetto di farli diventare virali e di farsi dileggiare sulla rete — e della minorenne, che nei bagni di una discoteca di Rimini è stata filmata dalle amiche divertite mentre un uomo la stuprava, c'è qualcosa di più profondo che non è emerso dalle cronache di questi giorni. 

Entrambe le protagoniste degli episodi, infatti, hanno sperimentato la riduzione di se stesse ad oggetto, a cosa. Poco importa se questo processo è inconsapevolmente o consapevolmente partito da loro: le due giovani sono state cosificate e usate per riempire il vuoto di qualcun altro e soddisfarne una qualche perversione. Non facciamoci distrarre dai contorni dei fatti enfatizzati sui media: la causa intentata e vinta da Tiziana, con la beffa del pagamento delle spese legali stabilito dallo stesso giudice che le aveva dato giustizia, oppure l'apparente ingenuità delle amiche, che filmavano la minorenne "senza rendersi realmente conto — come sottolineato da alcune testate giornalistiche — di quanto stava succedendo", o infine la nazionalità dello stupratore in discoteca sono solo degli specchietti per le allodole. 

Tutti questi elementi, infatti, distraggono dalla reale dinamica delle vicende: il lasciarsi ridurre a mero pezzo di materia, disponibile per tutti. Sarebbe bugiardo non evidenziare che, drammaticamente, tutto questo è avvenuto — almeno all'inizio — con una qualche forma di implicito assenso da parte loro. Questo particolare è rilevante perché restituisce alle due storie il loro punto ultimo di comprensione, ossia un'umanità che si serve delle altre umanità e che, in alcuni tratti, vuole essa stessa essere usata per sentirsi viva, per sentirsi "utile". Incombe su questi fatti l'ombra del mito di Narciso che, insoddisfatto della vita e con un vuoto nel cuore, crede di trovare in se stesso, nell'uso di sé, la soluzione al proprio "male di vivere". 

In effetti gli uomini usano e si usano sperando di poter trovare qualcuno che li guardi o qualcuno da guardare. È dunque questa, infine, la radice del successo dei social media: l'assenza di un Tu reale nella vita dell'uomo e il bisogno di un qualche "tu" — anche virtuale — che lo sostituisca e ne faccia le veci. È comodo parlare di "diritto all'oblio", di "educazione digitale" o di "malcostume dei media", è — al contrario — molto più difficile guardare apertamente ciò che sta dietro a queste storie e che quotidianamente vediamo accadere dentro la vita di grandi e piccoli attorno a noi, dentro la stessa vita di chi adesso scrive e di chi adesso legge. 


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COMMENTI
15/09/2016 - DIRITTI DI FAMIGLIA (Giuseppe Schillaci)

Ringrazio Don Pichetto per aver sottolineato la vera dinamica della vicenda, che consiste nel "lasciarsi ridurre a mero pezzo di materia, disponibile per tutti". Sono meno d'accordo quando dice che dovremmo sorvolare sulla nazionalità (albanese) dello stupratore ("specchietto per le allodole"). La cosificazione della donna nella società occidentale è il prodotto di due processi apparentemente opposti ma in realtà convergenti. Da un lato l'ideologia pansessualista secondo la quale, una volta rifiutata la non negoziabilità della dignità della persona, l'altro/a diventa disponibile a soddisfare i miei "diritti" (o voglie?). Dall'altro l'affermazione del diritto familiare islamico, regolato dalla Sharî'a, secondo il quale le donne sono ad un livello inferiore rispetto all'uomo. Ad esempio, il matrimonio è monoandrico ma poliginico, è regolamentato come i contratti di compravendita (della donna), può essere celebrato (secondo la scuola shafi'ita) anche in assenza del consenso della sposa, e la donna (a differenza dell'uomo) non può sposare un non-musulmano, a meno che questi non si converta all'islam. Certo, si obietterà con ragione che si tratta di episodi singoli a partire dai quali è rischioso generalizzare, ma le molestie di massa avvenute lo scorso capodanno a Colonia dimostrano che l'integrazione del diritto di famiglia islamico con quello dei Paesi occidentali è più difficile di quanto il pensiero dominante induca a credere.

 
15/09/2016 - Contro il nulla! (Roberto Graziotto)

Contro il nulla un'appartenenza esistenzialmente vissuta ad un Amore presente! Caro Federico, ti ringrazio in modo particolare per la seconda parte dell'articolo che coglie nel cuore del tempo in cui ci è dato di vivere; è un tempo come aveva previsto in modo grandioso Walker Percy in cui l'astrazione, anche per chi appartiene ad una vita ecclesiale, diventa sempre più grande. Chi non capisce questo non capisce nulla di cosa succede oggi anche nel cuore della Chiesa. Come mai un sacerdote si lascia andare in un rapporto con una donna pur essendo lei forse legata ad un altro uomo? Come mai un cinquantenne sposato in chiesa va via con una giovane e lascia la sua famiglia? Non rispondo ora, ma vedo che stiamo pensando sul "filo del rasoio" la stessa cosa. Grazie della tua amicizia!