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ALEX ZANARDI/ Un "miracolo" della natura a metà tra Raffaella Carrà e Padre Pio

Alex Zanardi (LaPresse) Alex Zanardi (LaPresse)

Di storie come questa, se passi una giornata con lui, ne senti un'infinità. E ti fanno stare bene perché danno una dimensione umana a un personaggio che, per tutti, ha qualcosa di speciale. Direi quasi di soprannaturale. Poco prima che partisse per l'ultimo raduno paralimpico con la nazionale ci siamo sentiti, mentre stava trascorrendo un periodo di preparazione, ma anche di relax, all'Isola d'Elba. Ad un certo punto della chiacchierata mi ha fulminato. "Sai che ho scoperto una cosa interessantissima qui sull'isola? E dire che ci vengo da un sacco di tempo! C'è una gara che quest'anno non posso fare per le Olimpiadi, ma l'anno prossimo non posso mancare. Si chiama 'tagliagambe', è la mia corsa!". 

Ogni volta che spara una di queste battute, mi travolge. Mi aiuta a capire che davvero, come sostiene lui, i limiti sono soltanto quelli che ci imponiamo da soli. Che volendo raggiungere un traguardo, con costanza, preparazione, testa e cuore ci si può arrivare. E il traguardo non è necessariamente la vittoria finale, ma l'aver compreso, lungo il cammino, di essere in grado di tentare l'impresa. Poi la vita sa fare il resto. Alex è diventato un campione di handbike per un incontro fortuito in una piazzola di un Autogrill. È' qui che si è "scontrato" con Vittorio Podestà (un altro fuoriclasse incredibile) e da una possibile contesa per lo spazio di parcheggio dei disabili è nata una grande amicizia e soprattutto la passione di Zanardi per la handbike. "Quando ha visto la bicicletta sulla mia auto — racconta Vittorio — mi ha subito chiesto cosa fosse. E quando gli ho detto che secondo me avrebbe dovuto provarla perché poteva appassionarsi, mi disse che ci avrebbe pensato. Poi un giorno, tanti mesi dopo, ricevetti una telefonata. Aveva deciso di correre la maratona di New York. Gli dissi che con un anno di preparazione avrebbe fatto una grande prestazione. Mi disse: ti ringrazio, ma io la corro tra poco più di tre mesi. Pensavo fosse matto. Era il 2007 e arrivò quarto!". Nel 2009 quella maratona la vinse e il palmares di gare e campionati conquistati da allora è davvero impressionante. Il prossimo 23 ottobre taglierà (come piacerebbe dire a lui con il sorriso) il traguardo dei 50 anni. E di cose da fare ne ha ancora moltissime. 

Tutti questi pensieri si affollavano nella mia mente, quando è arrivato il messaggio di un amico che lo segue da vicino: "Ha vinto l'oro nella staffetta. Ha eguagliato Londra".  Mi sono sentita felice. Poi ho letto le sue prime dichiarazioni. "Se ci saremo a Tokyo 2020? Certo, che domande". Il tempo non passa per Alex da Castel Maggiore. Continua a farci sognare, campione!

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