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ALEX ZANARDI/ Un "miracolo" della natura a metà tra Raffaella Carrà e Padre Pio

Pubblicazione:sabato 17 settembre 2016

Alex Zanardi (LaPresse) Alex Zanardi (LaPresse)

Stasera mentre cenavo con i miei figli non riuscivo a non pensarci. Ce la farà Alex a bissare fino in fondo il successo di Londra 2012? A conquistare la seconda medaglia d'oro che insieme a quella d'argento della gara in linea avrebbe portato questo "ragazzo" di Castel Maggiore a centrare l'ennesima sfida della sua vita? In cuor mio ci speravo. Consapevole che la sua determinazione, preparazione e voglia fossero, come sempre, inarrestabili ma anche conscia che gli avversari e il tempo che passa avrebbero giocato un ruolo. 

No. Non con lui. Non con Alessandro Zanardi. Alex per gli amici. Perché lui il tempo lo ha fermato il 15 settembre del 2001 quando sul circuito del Lausitzring perse entrambi gli arti inferiori in un terrificante incidente in formula Cart (dove ha vinto due titoli conquistando il pubblico americano con sorpassi leggendari come quello al "cavatappi" di Laguna Seca) quando era in testa alla gara. Un impatto devastante con la vettura di Alex Tagliani. Il volo in elicottero verso l'ospedale dopo aver già ricevuto l'estrema unzione. Un litro di sangue nel suo corpo e sette arresti cardiaci. Come racconta lui, la Nasa ha ritirato i parametri di sopravvivenza umana sul suo caso. Sei settimane e quindici interventi più tardi, Alex lasciava l'ospedale per ricominciare una nuova vita. Se possibile, ancora più entusiasmante. 

Da quel momento diventa per tutti un riferimento assoluto, "a metà tra Raffaella Carrà e Padre Pio" come gli ho sentito dire tante volte. Popolarissimo da un lato, quasi miracoloso dall'altro. Ha sempre un sorriso e una parola per tutti. Si ferma infinite volte a fare foto, a raccontare storie e a ridere con chiunque abbia voglia di percorrere anche un piccolo tratto di strada al suo fianco. In tutti questi anni che ho avuto la fortuna di condividere con lui, ho ascoltato tanti aneddoti, tante parole di vita che ti fanno capire come sia esattamente come lo vedi: una forza della natura. 

"Quando mi sono risvegliato dal coma e ho visto mia moglie Daniela accanto a me — ha raccontato una volta — una delle prime cose che le ho detto è stata: avrei voglia di bere una birra. Ora dovete sapere che prima che facessi l'incidente, la birra era una cosa che non mi piaceva proprio. E infatti Daniela mi disse: ma cosa dici, non l'hai mai bevuta! Beh, sapete, da allora la bevo spesso e mi piace da morire. Ho sempre attribuito questo cambiamento alle trasfusioni di sangue che mi hanno fatto all'ospedale di Berlino. Con tutto il sangue tedesco che mi hanno iniettato, è normale che la adori!".  


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