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18ENNE MORTA DI LEUCEMIA/ Se l'ideologia è più forte del bene di papà e mamma

Il dramma di Eleonora Bottaro, 18 anni, morta di leucemia per essersi fidata, fino all'ultimo, dei genitori, disposti a praticare solo cure alternative. Che sono state fatali. MONICA MONDO

Eleonora Bottaro (Foto Il Mattino di Padova) Eleonora Bottaro (Foto Il Mattino di Padova)

Eleonora ha appena diciott'anni, Eleonora è bella, Eleonora è morta. Leucemia, il male segreto, terribile, che sbianca il sangue, e rende evanescenti, fantasmici. Ma non c'è alcuna poesia: prima della morte c'è tanto dolore, e angoscia, e malattie di ogni tipo che il corpo debilitato attira, e debolezza, sfiancante e invalidante. Oggi la leucemia si cura, sempre di più. E poiché è un male maledetto, che colpisce soprattutto i giovani, sempre più giovani si salvano, e guariscono completamente. E' dura, ma da giovani si hanno coraggio ed energia.
E poi i giovani non sono mai soli. Hanno gli amici, e hanno i genitori. Appunto, Eleonora non aveva al fianco dei genitori che volessero il suo bene, non che le volessero semplicemente bene. Perché sicuramente Lino e Rita Bottaro, brave persone, impegnate, idealiste, amavano la loro figlia, tanto più che era rimasta sola. Un fratello era stato portato via per una malformazione al cuore, e Dio sa cosa significa riporre speranze e conforto in quella figlia bella e dolce che era rimasta. Chissà lo strazio alla notizia di quest'altra malattia, così potenzialmente fatale.
Ma in Rita e Lino era più forte l'ideologia, più forte del bene, della paura, dell'amore sconfinato per la loro ragazza. Seguivano l'utopia di medicine alternative, capaci di illudere, e ingannare. Seguivano terapie sconsiderate, inutili, più che dannose, secondo l'idea che le malattie vengono per motivi psicologici, perché uno si lascia andare, non sa reagire, come se si trattasse semplicemente di una guerra tra pari. Il cancro e io, vediamo chi ce la fa. Serve essere tosti e provarci, dare tutto per combattere. Ma che questa lotta debba avvenire prima, significherebbe tra l'altro una cosa terribile: che cioè ad ammalarsi sono sempre i più deboli, i più sfortunati. Così Eleonora si sarebbe arresa a non vivere, dopo la morte del fratello. Solo che la sua malattia non era l'anoressia, o la depressione, ma l'aggressione esterna al suo sangue, e si poteva fare qualcosa, eccome. I medici hanno proposto subito la chemioterapia, ma Eleonora ha detto no. Certo, pensava forse ai suoi bei lunghi capelli. Certo, pensava all'amica carissima che lo stesso male si era portato via, che non era stata salvata. Non aveva conosciuto i tanti ragazzi guariti, che potevano testimoniare che la fatica, la nausea, le parrucche valevano la pena. E soprattutto, non aveva a fianco due genitori forti e sicuri. Perché il suo rifiuto alle cure si poteva comprendere, era minorenne all'insorgere del male. Ma che fossero papà e mamma a chiudere per sempre il suo futuro no, non si poteva. 


COMMENTI
02/09/2016 - Forse non era ideologia, ma speranza (claudia mazzola)

Ho 52 anni, ho perso tante persone care. Ieri un amico 58enne è morto d'infarto. Morti di tutti i colori: incidenti, malattie, cadute, vecchiaia. Cure di ogni tipo, recuperi alternativi e non, si muore lo stesso quando ti tocca pure se hai fede, grazie a Dio io ce l'ho e quindi spero nella vita eterna mia e di Eleonora.

 
02/09/2016 - Un sottile trionfalismo (gabriela soppelsa)

I genitori avranno ben capito il loro sbaglio, i fatti di per sé devono essere laceranti poiché niente di più doloroso della morte di un figlio. Questo articolo però a un certo livello infierisce su di loro perché teso a provare il punto di vista opposto. E così facendo contraddice il suo scopo, è a dire l'ideologia stessa di questo articolo, un suo sottile trionfalismo, non permette rispettare il dolore di quei genitori.